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martedì 24 luglio 2012

Non Ho piu Paura compie un anno


La mamma di Bouaziz, nella sua casa

Non ho piu paura, il libro/ diario degli italiani di cartagine sulla rivoluzione tunisina compie un anno dalla sua publicazione. Nato da queste stesse pagine e aricchitosi di interviste di giornalisti, bloggers, familiari di martiri, artisti e uomini e donne comuni,  il libro è stato in realtà un viaggio di scoperta nelle cause profonde della rivolta, ricercate attraverso testimonianze dirette, riflessioni e impressioni a caldo prese nei giorni immediamente successivi alle 30 storiche giornate che hanno cambiato la storia della Tunisia, e arricchito dalle esperienze personali di una familia a due passi dal palazzo presidenziale. E’ stato un viaggio alla scoperta per noi stesso, fatto di varie tappe decisive, come la visita a Sidi Bousid il 1 febbraio  2011, l’incontro con la famiglia di Bouazizi, nella loro umile dimora, le lacrime gli occhi azzurri dell’anziana madre del martire, la dignita’ e l’orgoglio degli abitanti di Sidi Bousid, fieri di poter accogliere e raccontare la propria realta’ ai primi stranieri in visita, pronti ad a sfoggiare la memoria fresca di chi riusciva a scandire ogni minuto di quei tragici momenti in cui l’ambulante tunisino si e’ stato fuoco dando vita alla rivolta. E’ stato un viaggio che ci ha portato a scoprire le potenzialita’ di un paese e la dinamicita’ di una gioventu, come attraverso l’intervista del panettiere di Kasserine, avvenuta via skype, raccontandoci tappa per tappa gli eventi delle stragi compiute in quella citta’ facendoci navigare nel suo computer su google earth. E’ un viaggio fatte di interviste, dove le lacrime stentavano a non uscire, come quella della famiglia del martire di Hammamet, o i brividi di fronte a chi come Mourad Ben Cheick ci raccontava le emozioni della scoperta dei microfoni nascosti nel suo appartamento o le lascime del poliziotto che si e trovato a confrontare a Avenue Boughiba naso contro naso. E’ un viaggio che ha conosciuto dei momenti di grande visibilita’ ed entusiasmo, come le apparizioni su Sky, ospiti due volte di Pola Saluzzi, varie presentazioni, ma anche delusioni sugli alti e bassi delle apparizioni sui distratti mezzi di comunicazione italiani, la mancata distribuzione  e la scarsa visibilita’ spesso regisrata in alcune librerie. Un libro che si e’ arricchito da una comunita’ di tante mani, nuovi amici, scrittori, artisti, ragazzi e ragazze che a vario modo hanno conrtibuito alla stesura di questo libro, con racconti, commenti e semplici incoraggiamenti, come i vari posts ricevuti sulla nostra fan page, uno piu di tutti quello di una tunisina residente in Italia da anni, che ci ha ringraziato dicendosi  che « solo le lacrime riuscivano a frenare la lettura del libro ». Libro divorato dunque, soprattutto per chi con quelle pagine ha voluto rivivere quello che non ha potuto, vittime spesso di una migrazione « forzata » dalla ricerca di un futuro migliore, da una residenza in un paese non proprio, vite e realta’ distanti, che in quel momento, in quei giorni sabbiamo sentito quanto mai vicine.






Presentazione a Roma
con L. Borsatti, F. Bellino e A.Hafiene
Da queste stesse pagine da cui e’ nato il libro, scriviamo un GRAZIE a tutti coloro che ci hanno fatto vivere queste emozioni, e che lo fanno tutt’ora, rendendo questo un libro un opera collettiva, viva che continua a parlare e a creare ponti. A un anno dalla sua stampa, « non ho piu’ paura » non sara' diventato un bestseller, ne ci ha reso famosi, ma ci ha regalato emozioni impagabili, nuove amicizie e ci ha resi protagonisti di un avvicinamento tra tra paesi e persone che per un momento non avevano né una frontiera né un mare a separarli.

venerdì 13 gennaio 2012

13 gennaio - succedeva un anno fa

Ad un giorno dal primo anniversario della rivoluzione, riportiamo il racconto del pomeriggio e della quella sera del 13 gennaio, preludio della manifestazione del giorno dopo e della fuga di Ben Ali, 1 anno esatto, come abbiamo scritto sul nostro libro

Pierrick prosegue il suo racconto: «Entra il direttore dell’Istituto:
“Dovremo evacuare l’edificio, mi dispiace, non
avremmo dovuto farla venire, è troppo pericoloso”, mi dice.
Ma la sua decisione di chiudere il centro mette tutti in strada, in
mezzo al caos. Gli addetti alla sicurezza ci fanno uscire da una
porta posteriore. Hanno appena sparato lacrimogeni. La gente
si avvolge sciarpe intorno al viso per evitare di inalare gas e affretta
quanto più possibile il passo. Uomini, donne, bambini,
anziani: vanno tutti nella stessa direzione. Per le strade quasi
non ci sono veicoli; tutti i negozi sono chiusi. Le esplosioni
continuano, ma sembrano avvenire a distanza. Non ci sono più
tram o autobus, i pochi taxi sono pieni. Alcune macchine fanno
la spola per offrire passaggi a una folla in fuga».

In serata il presidente gioca la sua ultima carta: per la prima
volta in ventitré anni di potere Ben Ali pronuncia un discorso
in arabo-tunisino, nel tentativo estremo di riavvicinarsi
al popolo, usando questa volta un tono completamente diver-
arrestare e punire i responsabili; dichiara di avere commesso
degli errori perché mal consigliato e male informato sullo stato
reale del paese. Promette libertà di stampa e di espressione,
illimitato accesso alla rete e democrazia. Promette ancora di
diminuire il prezzo del pane e della farina e di non candidarsi
alle elezioni del 2014.

È un rivolgimento completo rispetto ai discorsi precedenti.
Ma, soprattutto, chiude con una frase che farà storia:
“vi ho capito”. Sono le stesse parole di un famoso discorso
che il generale De Gaulle pronunciò il 4 giugno 1958
in Algeria quando, cercando di calmare i
francese locale), lasciò credere che fosse determinato
a mantenere l’Algeria sotto il controllo della Francia. Il suo
discorso alimentò tra i coloni illusioni e speranze, amaramente
tradite dall’indipendenza dell’Algeria che seguì a breve.
Una scelta non casuale, che farà discutere. A qualche settimana
da quel discorso un’organizzazione si ispirerà alle parole
«vi ho capito» per lanciare una piattaforma di educazione
civica e di sostegno alla democrazia.
Immediatamente, viene tolto il divieto d’accesso a YouTube.
«Seicento nuovi disoccupati», commenta sarcastica Wafa,
da pochi mesi a Barcellona per sfuggire a un paese che non
offre opportunità, riferendosi ironicamente agli impiegati statali
addetti alla censura del web che perderanno il lavoro.
Sul blog in italiano di Bousufi
in Italia, appare un post pieno di foto di giovani uccisi da
armi da fuoco: «Ottanta fratelli sono morti solo per questa
vedere lo zucchero costare mezzo centesimo in meno? No, sono
morti per la libertà della propria terra, per il riscatto dei loro
cari da un domani colmo di menzogne e di paura, per un
futuro senza Ben Ali. I fratelli sono morti per noi tunisini del
mondo, sono morti per il nostro futuro. Fratelli miei, mi vergogno
di non aver lottato con voi, voi che a ogni mio ritorno a
casa mi aspettavate a braccia aperte».

Pochi minuti dopo il discorso del presidente si sentono
strombazzare innumerevoli clacson a festa. Ma com’è possibile
– ci si domanda – che in pieno coprifuoco alcuni tunisini rischino
di essere uccisi per uscire a festeggiare le parole del
dittatore? E se il movimento si fermasse? Cresce la paura, in
particolare tra chi è stato più attivo. «Se finisse così, con qualche
concessione? – si chiede Monique, come tanti altri, dopo
le prime reazioni della gente – Il regime riprenderebbe la sua
vecchia politica, e sicuramente la vita e la libertà degli attivisti
sarebbero a rischio. Dopo qualche mese tutti dimenticherebbero
e Ben Ali avrebbe la sua vendetta». Anche Ahmed Hafiene,
da Roma, non può fare altro che sperare che il movimento
continui, «perché se la rivolta finisce qui, Ben Ali verrà a cercare
i manifestanti uno a uno nelle loro case».

Anche alcuni coraggiosi rompono il coprifuoco per uscire
a vedere chi festeggia: video e testimonianze oculari rivelano
che in realtà si tratta di macchine in affitto (le targhe sono tutte
blu e bianche), il cui rumore di clacson è stranamente identico.
«È una farsa», dice Mourad, il regista, «quelli che festeggiano
gridano tutti una cosa sola: “Viva Ben Ali”. Venite domani
alla manifestazione e faremo la conta di quanti slogan la
gente riesce a inventare».
La notizia dei finti festeggiamenti e delle auto noleggiate
dal partito giunge a Parigi, ed è trasmessa anche da France 24:
«È tutto falso, orchestrato dagli uomini di Ben Ali». Nella
notte riprendono gli spari. Ma come? Il presidente non aveva
detto che non ci sarebbero più state violenze?

La rivoluzione è salva, nella notte circolano messaggi e appelli
ancora più forti, e le adesioni alla manifestazione del
giorno dopo aumentano"

estratto da Russo, Santi, 2011, Non Ho Piu' Paura, Diario di Una Rivoluzione, Gremese Editore
so. Condanna l’uso delle armi nella repressione e promette di
fahim tukum,Pieds-Noirs (la comunità , tunisino immigrato da annicausa? Solo per rendere YouTube visibile in Tunisia? Solo per
 

venerdì 12 agosto 2011

Libro sulla rivoluzione di Italiani di Cartagine "sbarca" in Tunisia

A grande richiesta, "Non ho piu' Paura. Tunisi, Diario di Una rivoluzione" approda finalmente in Tunisia, dopo ,il successo in Italia . Primo libro italiano sulla rivoluzione a "sbarcare" nel paese della rivoluzione. Da oggi disponibile presso la libreria Farenheit (Carthage Dermeche) e alla libreria Al Kitab a Avenue Bourghiba (Tunis). Visitate anche il sito internet del libro, dove sono disponibili recensioni uscite in italia e anteprima: www.nonhopiupaura.com

martedì 12 luglio 2011

Incontri

Il caldo di Luglio ed il traffico disordinato di Roma non hanno scoraggiato i partecipanti della presentazione del libro « Non Ho Più Paura. Tunisia. Diario di una rivoluzione » presso il centro culturale CLAC. L’associazione che ha organizzato l’evento si presenta come la sintesi di uno dei messaggi del libro stesso: Incontri. Una casetta in mezzo al verde di un parco e’ stato il teatro dell’incontro di molti « italiani di Cartagine ». I personaggi del libro (purtroppo non tutti) si sono conosciuti di persona in questa occasione. Personaggi incontrati e frequentati attraverso la rete, intervistati via Skype, finalmente con un volto, si sono riuniti attorno ad un tavolo, per parlare del libro anch’esso nato sul web ed ora materializzatosi. Nuovi volti si sono aggiunti, allargando le file della rete. Tra questi Igiaba Scego, presidente dell’associazione, somala cresciuta in Italia, scrittrice di incontri e realtà nel suo ultimissimo libro: La mia casa e’ dove sono , un titolo quando mai azzeccato per nomadi contemporanei come molti di noi, « portatori della propria casa sulle proprie spalle » come scrive Igiaba, ricordando un’espressione di sua madre sempre in movimento alla ricerca di pozzi d’acqua. Tra il pubblico c’erano molti tunisini, ognuno con un passato tutto da raccontare. Il dibattito e’ stato appassionante e si accende appena si tocca il tema dell’ immigrazione. « Perche’ i Tunisini sono venuti in Italia subito dopo la rivoluzione ? » si chiede uno dei giornalisti in sala – « Perche’ le difficolta’ economiche di alcune zone del paese, persistono - rispondiamo ». Una tunisina si anima e ricorda che in questi viaggi della diperazione si sono imbarcate persone che hanno partecipato alla rivoluzione non per il « pane » (diversamente a quanto hanno detto in molti) ma per la libertà, la dignita’. Ora però domandano un'opportunità (economica) che non puo’ essere creata o disponibile nell’immediato. « Vengono in Italia per cercare lavoro, per poter tornare con qualche soldo in più e contruire il proprio paese ». Sono frasi che ci toccano nel vivo. In fondo anche noi abbiamo abbandonato il nostro paese da oltre 10 anni in cerca di un’opportunità. Le aspirazioni di questa gente sono state le nostre. Ci sentiamo oggi piu’ vicini che mai ai tunisini presenti in sala che hanno fatto di Roma la propria casa. Come loro, ricordando cio’ che e’ stato conquistato pochi mesi fa, ci commuoviamo quando ascoltiamo il loro inno nazionale, ripercorriamo mentalmente le parole tradotte da internet, e poi sorridiamo consapevoli di essere legati da un comune percorso.