“Gli Italiani di Cartagine” è il nome datoci dai nostri vicini nelle giornate in cui il popolo tunisino proteggeva se stesso e chiunque fosse loro vicino - compresi la nostra famiglia- dalle milizie di Ben Ali. Italiani di cartagine e' oggi uno spazio libero per raccontare la "nuova" Tunisia attraverso gli occhi un gruppo di amici italiani residenti e impegnati in Tunisia e non solo, uno spazio di denuncia e riflessione su fatti che stanno cambiando il mediterraneo.
Visualizzazione post con etichetta Paura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paura. Mostra tutti i post
lunedì 1 ottobre 2012
Tunisia: donne sempre in prima fila
Si è scritto nei giornali europei che l'assalto all'ambasciata USA e la devastazione dell'edificio scolastico adiacente hanno gettato fango sull'immagine della Tunisia e della sua cosiddetta "rivoluzione dei gelsomini". Beh, la vera notizia è che qui stiamo spalando fango da un bel po' di tempo, cari amici europei, ma soprattutto italiani, senza che nessuno se ne accorga perché se non ci sono un po' di salafiti e qualche vignetta su Mohamed a nessuno importa di cosa stia facendo questo popolo sofferente e coraggioso contro tutti i tentativi di riportarlo indietro... e la lotta spesso paga, anche qui - scrive Patrizia Mancini
Leggi l'articolo intero cliccando qui
lunedì 24 settembre 2012
La scuola americana a Tunisi riapre
In tempo record, con gran determinazione, la scuola americana a Tunisi riapre le porte dopo soli 10 giorni dall'attacco del maledetto 14 settembre. Ecco alcune immagine di prima e dopo. Si riparte!
domenica 30 ottobre 2011
Halloween e i spettri del passato....ma la festa continua
In questo fine settimana una buona parte della comunita' internazionale degli espatriati ha festeggiato a varie riprese la profana festa di Halloween. Il venerdi pomeriggio, presso la scuola americana di Tunisi, folle di bambini schiamazzavano vestiti da mostri, pipistrelli, streghe e quant'altro, ricorrendo le caramelle del famoso "trick and treat". Il Sabato e' stato il turno dell'ambasciata dove si e' continuato con il gioco delle immagini spettrali dove si mischia la paura innocente dei bambini e il sorriso dei grandi. Tracciare il parallelo con quello che e' successo qualche ora prima a Sidi Bousid dove il seguito all'annuncio dei risultati elettorali, folle impazzite hanno dato fuoco alle sedi governative e alla sede del partito Ennhada e' forse un azzardo. Eppure proprio di spettri e di streghe del passato si e' parlato. A detta di alcuni giornalisti che si trovavano sul posto nel momento degli incendi, questi sarebbero avvenuti qualche secondo dopo l'annuncio dei risultai, come se fosse stato tutto premeditato. Nessuno amerebbe vedere i propri voti annullati, ma sicuramente la reazione e' stata quanto mai forte. Chi c'era dietro gli scontri? A seconda di Ennhada e di molti osservatori, sarebbe stato l'RCD, in quello che oggi sulla Presse, si definiva l'ultimo spasmo degli orfani della dittatura. Tra gli spettri del passato non vi e' solo l'RCD, ma quella paura dell'Islam in tutte le sue forme, che ha dominato e distorto le "lenti di osservazione" di gran parte dell'occidente, pronta gia' a parlare di "inverno arabo", di dittature velate che si preparerebbero ad un avvento ineluttable, come denuncia questo bell'articolo. Come i bambini a fine serata, e' il caso di vincere le paure. Gli spettri del passato rimarranno sempre nel nostro immaginario, alcuni orfani della dittatura saranno sempre presenti e non mollerano facilmente, come ci sara' sempre chi continuera' a spingere la lotta fra civilta'. Ma per vincere dobbiamo resistere la tentazione di farsi prendere dalla paura. Come conclude l'articolo sulla Presse, il complotto e' fallito e la festa della democrazia continua. E per festeggiare aggiungiamo un video-show di Alessandro Rampazzo per ricordare la gloriosa giornalta del 23 ottobre.
Etichette:
Elezioni,
Ennhada,
Paura,
Primavera araba,
Tunisia
venerdì 14 ottobre 2011
Tunisia: un triangolo pericoloso
E' emersa oggi la notizia dell'arresto presso El Agba, in un quartiere di Tunisi, di due inidividui di doppia nazionalia' canadese e tunisina, in possesso di armi da fuoco Kalachnikov, munizioni e caluta estera. Finora nulla di nuovo. Non e' la prima volta che le autorita' trovano persone entrate piu' o meno legalmente sul territorio in possesso di armi. In mattinata era anche circolata l'informazione di una sparatoria a La Marsa, nella ricca perferia Nord del paese. Si tratta di spari messi subito a tacere dal pronto intervento delle forze dell'ordine. La giornata e' proseguita con importanti manifestazioni in centro citta' di folle al grido di Allah il grande. Si riporta anche l'attacco alla casa di Karoui, azionario di Nessma. In serata il sito di aljarida ha annunciato che il primo ministro del governo di transizione sarebbe pronto a dare le proprie dimissione, notizia rivelatasi prontamente falsa. Il proprietario del sito Noureddine Ben Ticha, sarebbe un uomo vicino al vecchio regime. Sembra che sia emergendo un pericoloso triangolo tra forze del vecchio regime, che stiano soffiando sul fuoco dell'ondata islamista, per creare caos - un atteggiamento rafforzato dallo spargere di false notizie - e la presenza di armi, di provenienza assai incerta. Si anticipano delle giornate assai calde....
Ubicazione:
El Agba, Tunisia
NESSMA, Islam, Italia il gioco si fa duro
Sono bastate poche ore dall'attacco alla emissione NESSMA (canale TV commerciale con partecipazione del gruppo Mediaset), per scatenare un dibatttito, infiammatosi sulla rete sulla portata di un tale gesto. Le iniziali grida di allarme per un attacco di Salafiti e di un duro colpo alla lberta' di espressione, sono stati attenuati da video che mostrano gruppuscolo relativamente inoffensive, che avrebbero montato una protesta, in realta' molto meno violenta di quanto annunciata. Addirittura una parte dell'opinione pubblica ha chiamato ad una possibile manipolazione che favorisce la TV "di Berlusconi" e non fa altro che polarizzare il dibattito, mettendo in discussione l'Islam. Su facebook appaiono messaggi, come quello di Rahib "Ma chi ha detto che NESSMA è stata attaccata per motivi religiosi ?? Oramai in Tunisia qualsiasi cosa legata ad un personaggio del mondo occidentale ( come Berluscono per NESSMa) viene attaccata subito su grida '' al salafita''. Molti cittadini in Tunisia ( fra cui io ) sono in dissacordo con quello che manda in onda l'emittente in quanto influenza negativamente i giovani . Tutto qua, ti piacerebbe avere una televisione tunisina simile a quella italiana ? Dove la moralità e il pudore sono valori sconosciuti ?? Abbiamo una gioventù brillante non la roviniamo come in Italia o in altri paesi". - Dopo la fine della paura di Ben Ali, e' oggi spesso la paura di modelli non certo di successo a spaventare la Tunisia. Mi vengono in mente le parole di un ragazzo Tunisino residente in Italia da anni, alla ci domanda su quali saranno le sorti del paese dopo le elezioni mi rispose "ho paura che la Tunisia con la democrazia diventi come l'Italia" - E' l'immagine di una decadenza culturale e politica di un paese, che - democraticamente - ha eletto e tenuto galla un leader che tutti detestano, ma che non molla la presa, diversamente al presidente Tunisino pronto a cedere il posto a nuovi eletti, un'altra lezione di stile di un paese che si dimostra sempre piu' maturo, nonostante la tenera eta' della sua democrazia del "bel paese" dove servira' un miracolo per scuotere un primo ministro in affanno dalla sua poltrona. Di fronte a tale decadenza nella sponda nord del mediterraneo, di cui Nesmma rappresenta per molti uno specchio pronto a replicare immagini e abitudini (la stessa emittente qualche mese fa aveva mandato in onda uno spot "Forza Tunisia". Ricorda qualcosa?), emerge una spinta a riaffermare valori tradizionali, un Islam senza compromessi. E' la storia delle 53 ragazze che sfidano la legge e le universita' per poter indussare il Niqab (il velo che copre il corpo tranne gli occhi). La polarizzazione doventa sempre piu' forte e a guadagnare sono proprio quelle forze estreme, incluse quelle commerciali che colgono l'occasione storica per convertirsi in "paladini" della liberta', dopo anni di appiattimento e di sostegno al regime. E' un clima che non aiuta l'elettore ancora confuso che tra 10 giorni scegliera' le sorti di un paese ancora al bivio. Nel frattempo riceviamo un messaggio dell'Unita' di Crisi, ormai inconfondibile, che ci avverte di manifestazioni previste per il Venerdi 14 Ottobre su Avenue Bourghiba (centro citta'), lo stesso giorno in cui a Roma di decide sulla possibile sfiducia di Berlusconi. Stay tuned.
Ubicazione:
Rue Mouaouia Ibn Houdaij, Tunisi, Tunisia
lunedì 10 ottobre 2011
dai quotidiani italiani
Gli attacchi degli islamisti in Tunisia
da "il Post" del 9 Ottobre 2011
«A due settimane dalle prime elezioni dopo Ben Ali aumentano gli assalti degli estremisti: oggi è stata attaccata una tv che aveva trasmesso Persepolis»
A due settimane dalle prime elezioni libere dopo la caduta di Ben Ali, gli estremisti islamici agitano la Tunisia. Ieri mattina un gruppo di islamisti ha fatto irruzione nell’università di Susa, a 150 chilometri a sud della capitale Tunisi, dopo che una studentessa non era stata ammessa perché indossava il niqab, il velo totale delle donne musulmane che copre tutto il corpo a eccezione degli occhi. Poche ore dopo circa 200 estremisti sono entrati nell’edificio, minacciando i professori ed esponendo cartelli contro il divieto del velo totale deciso dal ministero tunisino dell’istruzione all’inizio dell’anno accademico. In serata circa duecento donne tunisine, venute a sapere delle aggressioni di Susa su Facebook, sono scese in strada nella periferia di El Menzah, una città della Tunisia, per protestare contro il raid degli estremisti.
La tensione è tornata a salire nella giornata di oggi, quando centinaia di islamisti sono tornati a protestare all’università di Tunisi contro il divieto del niqab negli atenei, per poi spostarsi a nord della città, nel quartiere popolare di Jebel El Ahmar, dove hanno attaccato la polizia in tenuta antisommossa con pietre, coltelli e bastoni al grido di “Allahu akbar” (“Allah è grande”). Testimoni riferiscono di poliziotti in fuga dai manifestanti, che in seguito sarebbero stati comunque dispersi.
Le violenze, tuttavia, sono proseguite. Sempre oggi un gruppo di circa trecento salafiti ha attaccato a Tunisi la tv privata Nessma (di cui tra l’altro è azionista anche Mediaset). Dopo aver minacciato di morte editori e giornalisti, gli estremisti hanno tentato, senza successo, di dar fuoco agli studi televisivi, prima di essere respinti dalla polizia. L’attacco dei salafiti è scaturito dalla recente messa in onda di Persepolis, il film di animazione di Marjane Satrapi ispirato al suo omonimo graphic novel. Il film racconta, attraverso gli occhi di una bambina, gli ultimi giorni dello scià iraniano prima della rivoluzione dell’ayatollah Khomeini. «Subito dopo la messa in onda del film, abbiamo ricevuto minacce di morte su Facebook», ha dichiarato il presidente di Nessma, Nebil Karoui.
L’attacco di Nessma ha ricordato un episodio di violenza molto simile, accaduto lo scorso giugno, quando un gruppo di salafiti attaccò un cinema di Tunisi per aver proiettato il film Ni Dieu, Ni Maitre (“Nessun dio, nessun maestro”) della regista franco-tunisina Nadia El Fani, una pellicola molto critica nei confronti delle fazioni più estreme e politicizzate dell’Islam. Nel febbraio scorso, invece, a poche settimane dalla caduta di Ben Ali, decine di islamisti avevano provato a dare fuoco a un quartiere di Tunisi famoso per i suoi bordelli che, secondo gli estremisti, «devono essere tutti chiusi, perché le donne in Tunisia non possono essere trattate come divinità».
Nelle elezioni del 23 ottobre, le prime della Tunisia liberata nove mesi fa dal regime di Ben Ali, si voterà per eleggere l’Assemblea costituente, che sarà incaricata di redigere una nuova Costituzione. Secondo gli ultimi sondaggi, tra le ottanta liste iscritte, il partito islamista Ennahda dovrebbe ottenere il maggior numero di voti. Come in seguito all’attacco alla tv Nessma, i vertici di Ennahda hanno spesso preso le distanze da simili episodi violenti, dichiarando di voler applicare i principi islamici con “la giusta moderazione”. Tuttavia, come nel caso del film di Nadia El Fani, secondo Ennahda alcuni attacchi degli estremisti vengono scatenati “da alcune provocazioni contro l’Islam”.
Per leggere l'articolo clicca: QUI
da "il Post" del 9 Ottobre 2011
«A due settimane dalle prime elezioni dopo Ben Ali aumentano gli assalti degli estremisti: oggi è stata attaccata una tv che aveva trasmesso Persepolis»
A due settimane dalle prime elezioni libere dopo la caduta di Ben Ali, gli estremisti islamici agitano la Tunisia. Ieri mattina un gruppo di islamisti ha fatto irruzione nell’università di Susa, a 150 chilometri a sud della capitale Tunisi, dopo che una studentessa non era stata ammessa perché indossava il niqab, il velo totale delle donne musulmane che copre tutto il corpo a eccezione degli occhi. Poche ore dopo circa 200 estremisti sono entrati nell’edificio, minacciando i professori ed esponendo cartelli contro il divieto del velo totale deciso dal ministero tunisino dell’istruzione all’inizio dell’anno accademico. In serata circa duecento donne tunisine, venute a sapere delle aggressioni di Susa su Facebook, sono scese in strada nella periferia di El Menzah, una città della Tunisia, per protestare contro il raid degli estremisti.
La tensione è tornata a salire nella giornata di oggi, quando centinaia di islamisti sono tornati a protestare all’università di Tunisi contro il divieto del niqab negli atenei, per poi spostarsi a nord della città, nel quartiere popolare di Jebel El Ahmar, dove hanno attaccato la polizia in tenuta antisommossa con pietre, coltelli e bastoni al grido di “Allahu akbar” (“Allah è grande”). Testimoni riferiscono di poliziotti in fuga dai manifestanti, che in seguito sarebbero stati comunque dispersi.
Le violenze, tuttavia, sono proseguite. Sempre oggi un gruppo di circa trecento salafiti ha attaccato a Tunisi la tv privata Nessma (di cui tra l’altro è azionista anche Mediaset). Dopo aver minacciato di morte editori e giornalisti, gli estremisti hanno tentato, senza successo, di dar fuoco agli studi televisivi, prima di essere respinti dalla polizia. L’attacco dei salafiti è scaturito dalla recente messa in onda di Persepolis, il film di animazione di Marjane Satrapi ispirato al suo omonimo graphic novel. Il film racconta, attraverso gli occhi di una bambina, gli ultimi giorni dello scià iraniano prima della rivoluzione dell’ayatollah Khomeini. «Subito dopo la messa in onda del film, abbiamo ricevuto minacce di morte su Facebook», ha dichiarato il presidente di Nessma, Nebil Karoui.
L’attacco di Nessma ha ricordato un episodio di violenza molto simile, accaduto lo scorso giugno, quando un gruppo di salafiti attaccò un cinema di Tunisi per aver proiettato il film Ni Dieu, Ni Maitre (“Nessun dio, nessun maestro”) della regista franco-tunisina Nadia El Fani, una pellicola molto critica nei confronti delle fazioni più estreme e politicizzate dell’Islam. Nel febbraio scorso, invece, a poche settimane dalla caduta di Ben Ali, decine di islamisti avevano provato a dare fuoco a un quartiere di Tunisi famoso per i suoi bordelli che, secondo gli estremisti, «devono essere tutti chiusi, perché le donne in Tunisia non possono essere trattate come divinità».
Nelle elezioni del 23 ottobre, le prime della Tunisia liberata nove mesi fa dal regime di Ben Ali, si voterà per eleggere l’Assemblea costituente, che sarà incaricata di redigere una nuova Costituzione. Secondo gli ultimi sondaggi, tra le ottanta liste iscritte, il partito islamista Ennahda dovrebbe ottenere il maggior numero di voti. Come in seguito all’attacco alla tv Nessma, i vertici di Ennahda hanno spesso preso le distanze da simili episodi violenti, dichiarando di voler applicare i principi islamici con “la giusta moderazione”. Tuttavia, come nel caso del film di Nadia El Fani, secondo Ennahda alcuni attacchi degli estremisti vengono scatenati “da alcune provocazioni contro l’Islam”.
Per leggere l'articolo clicca: QUI
Etichette:
Giornalismo,
Islamismo,
Paura,
Religione,
Rivoluzione,
Tunisia
domenica 8 maggio 2011
Tunisia che non vinca la paura

Oggi Cartagine si e' svegliata con una calma inusuale. Anche se il coprifuoco e' finito alle 5 del mattino, ho l'impressione che la gente preferisca rimanere in casa. Accompagno mia moglie all'aeroporto, attraversando la strada semideserta di Kram (quartiere popolare a due passi di Cartagine). Sotto i nostri occhi appaiono le distruzioni della notte. Il commissariato di polizia e' stato attaccato, alcuni negozi sono stati danneggiati, la strada e' bloccata da un blocco di cemento, messo probabilmente la sera prima per rallentare gli spostamenti. Immediatamente il nostro pensiero torna indietro al 17 gennaio, quando lasciammo Tunisi per qualche giorno lungo quella stessa strada, scoprendo le tracce e i resti della guerra urbana dei tre giorni precedenti in cui il popolo, liberatosi del dittatore Ben Ali, aveva sconfitto (o almeno credeva) le milizie a lui fedeli. Ecco che quando la Tunisia sembrava avviata presso una transizione democratica fatta di passi ragionevoli: (i) assemblea constituente, (ii) nuove regole, (iii) elezioni libere; quando la Tunisia era oggetto di promesse di impegno e solidarieta' da vari paesi e organizzazioni internazionali (la settimana scorsa Banca Mondiale e Banca Africana di Sviluppo avevano annunciato 1 miliardo di dollari in aiuti immediati al paese), quando il turismo sembrava riprendere, anche se piu' lentamente della stagione precedente, ecco che il paese sembra rimpiombare nel buio della paura. Passeggiando sotto casa ascolto i miei vicini, che sembrano aver perso la speranza in una transizione democratica "non ci saranno le elezioni a luglio, ci vuole sicurezza del territorio prima di tutto!". Su facebook emergono le triste immagini delle violenze di giorni precedenti. Poliziotti, uomini con la tenuta nera delle forze speciali (quelli che seminavano terrore durante l'epoca di Ben Ali) o in tenuta non ufficiale (vedi foto) rincorrere e picchiare duramente uomini e donne in fuga. Sono le vecchie abitudini di alcuni individui? o c'e' qualche inflitrato o uno schema che qualcuno sta preparando per seminare nuove paure, un nuovo clima di guerra urbana? La reazione e' immediata. La sonnecchiante comunita' di facebook tunisina riprende i ritmi rivoluzionari, con condivisioni di video e testimonianze alla velocita' della luce. Gli attacchi ai commissariati sono la reazione immediata della rabbia cittadina. E cosi' che la gente comune, non piu' in clima rivoluzionario, comincia a avere nuove paure, a solleticarsi con l'idea che in fondo un colpo di stato non e' la soluzione peggiore, che forse non e' valsa la pena.... E' cosi che la violenza di alcuni, tente a legittimizzare nuove paure e nuove violenze. Mi rifiuto. E' cosi che spengo il mio computer e vado al mare con i bambini. E' una bella giornata. Non voglio cedere alla paura. Cosi come il 13 gennaio, quando centro citta' era in tumulto, e andai (forse con un po' di incoscenza) al parco a far giocare i bambini, cosi oggi, e mai come oggi il paese deve andare avanti, e noi con lui. Che si denuncino le violenze, si puniscano i resposabili, si rispetti il coprifuoco (confermato anche stasera), ma che si lavori per tornare alla normalita'. Che non vinca la paura, in nessuna delle sue forme.
sabato 7 maggio 2011
Coprifuoco in Tunisia, le nuove paure
Questa doveva essere una serata tranquilla. Ci preparavamo ad una cenetta romantica a Sidi Bou Said ristorante con vista sul mare. Prenotato tavolo accanto alla vetrata prinicipale del Au Bon Vieux Temps. Eravamo sul punto di uscire dalla porta. Un sms di una collega tunisina fa sfumare l'occasione "Coprifuoco dalle 21 di stasera a domani alle 5". Manca mezz'ora, chi dei nostri amici puo' esser in giro?. Inizia il tam tam dei messaggi, facebook, twitter. Ripercorriamo i momenti vissuti nelle giornate calde di gennaio. Scopriamo che oggi e' stata una giornata molto animata in centro citta'. Mentre noi con famiglia ed amici ci crogiolavamo al sole e giocavamo col vento sulla spiaggia di Gammarth, ad Avenue Burghiba venivano sparati lacrimogeni, volavano botte, spari di avvertimento. Sono due giorni che Tunisi e' in fervento, in seguito alle dischiarazioni del ex-Ministro degli interni. Il quale ha affermato (e non e' il solo) che il vecchio partito e' ancora infiltrato nel potere e che si prepara un colpo di stato in caso di vittoria di Ennadha, il partito islamista nelle prossime elezioni. In molti chiedono le dimissioni del governo, la fine delle infiltrazioni del partito nei punti nevralgici di potere, la necessita' di una nuova rivoluzione. Ormai da settimane avevamo imparato a convivere con varie proteste. Sono espressioni delle rivendicazioni quotidiane di un popolo represso per 20 anni. Spesso pero' sono strumentalizzate da chi vuole creare chaos e vuole far rimpiangere il passato. Comme commentavo oggi con il panettiere del quartiere, citando una famosa frase "per fare una frittata bisogna pure rompere le uova".
Il richiamo al coprifuoco apre ora uno scenario incerto. Forse un opportunita' per prendere fiato, riconoscere che la transizione non e' del tutto avvenuta. Un'opportunita' per tutti di rinunciare ad uscire facendo finta di nulla, e di stare a casa e riflettere... E che la notte porti consiglio.
Il richiamo al coprifuoco apre ora uno scenario incerto. Forse un opportunita' per prendere fiato, riconoscere che la transizione non e' del tutto avvenuta. Un'opportunita' per tutti di rinunciare ad uscire facendo finta di nulla, e di stare a casa e riflettere... E che la notte porti consiglio.
Iscriviti a:
Post (Atom)

