“Gli Italiani di Cartagine” è il nome datoci dai nostri vicini nelle giornate in cui il popolo tunisino proteggeva se stesso e chiunque fosse loro vicino - compresi la nostra famiglia- dalle milizie di Ben Ali. Italiani di cartagine e' oggi uno spazio libero per raccontare la "nuova" Tunisia attraverso gli occhi un gruppo di amici italiani residenti e impegnati in Tunisia e non solo, uno spazio di denuncia e riflessione su fatti che stanno cambiando il mediterraneo.
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lunedì 30 aprile 2012
Tunisini scomparsi: esposto alla Procura
Dal 2011 non si hanno più notizie circa 270 tunisini imbarcatisi per raggiungere l’Italia. I familiari di alcuni di loro, insieme al presidente dell’Arci e dell’Asgi, hanno sottoscritto una denuncia contro ignoti per la loro scomparsa depositata oggi alla Procura della Repubblica di Roma. Leggi articolo su Corriere Immigrazione
Sulla vicenda sta facendo luce il blogger palermitano-tunisino Rabih Bouallegue dal suo blog
lunedì 19 dicembre 2011
Solidarieta' al popolo Senegalese
In questo giorni, come tutti gli italiani vicini e lontani siamo interpellati davanti ai fenomeni di violenza occorsi a Italia. Esprimiamo solidarieta' al popolo Senegalese e alle varie comunita' di immigrati chevivono in terre straniere (come noi tra l'altro sull'altra sponda del mediterraneo). Condiviamo una interessante testimonianza di una "Italiana a Dakar"
domenica 9 ottobre 2011
dai quotidiani italiani
Tunisia chiama Italia: Riaprire rubinetti immigrazione legale
da "il Fatto Quotidiano" del 9 Ottobre 2011
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da "il Fatto Quotidiano" del 9 Ottobre 2011
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martedì 12 luglio 2011
Incontri
Il caldo di Luglio ed il traffico disordinato di Roma non hanno scoraggiato i partecipanti della presentazione del libro « Non Ho Più Paura. Tunisia. Diario di una rivoluzione » presso il centro culturale CLAC. L’associazione che ha organizzato l’evento si presenta come la sintesi di uno dei messaggi del libro stesso: Incontri. Una casetta in mezzo al verde di un parco e’ stato il teatro dell’incontro di molti « italiani di Cartagine ». I personaggi del libro (purtroppo non tutti) si sono conosciuti di persona in questa occasione. Personaggi incontrati e frequentati attraverso la rete, intervistati via Skype, finalmente con un volto, si sono riuniti attorno ad un tavolo, per parlare del libro anch’esso nato sul web ed ora materializzatosi. Nuovi volti si sono aggiunti, allargando le file della rete. Tra questi Igiaba Scego, presidente dell’associazione, somala cresciuta in Italia, scrittrice di incontri e realtà nel suo ultimissimo libro: La mia casa e’ dove sono , un titolo quando mai azzeccato per nomadi contemporanei come molti di noi, « portatori della propria casa sulle proprie spalle » come scrive Igiaba, ricordando un’espressione di sua madre sempre in movimento alla ricerca di pozzi d’acqua. Tra il pubblico c’erano molti tunisini, ognuno con un passato tutto da raccontare. Il dibattito e’ stato appassionante e si accende appena si tocca il tema dell’ immigrazione. « Perche’ i Tunisini sono venuti in Italia subito dopo la rivoluzione ? » si chiede uno dei giornalisti in sala – « Perche’ le difficolta’ economiche di alcune zone del paese, persistono - rispondiamo ». Una tunisina si anima e ricorda che in questi viaggi della diperazione si sono imbarcate persone che hanno partecipato alla rivoluzione non per il « pane » (diversamente a quanto hanno detto in molti) ma per la libertà, la dignita’. Ora però domandano un'opportunità (economica) che non puo’ essere creata o disponibile nell’immediato. « Vengono in Italia per cercare lavoro, per poter tornare con qualche soldo in più e contruire il proprio paese ». Sono frasi che ci toccano nel vivo. In fondo anche noi abbiamo abbandonato il nostro paese da oltre 10 anni in cerca di un’opportunità. Le aspirazioni di questa gente sono state le nostre. Ci sentiamo oggi piu’ vicini che mai ai tunisini presenti in sala che hanno fatto di Roma la propria casa. Come loro, ricordando cio’ che e’ stato conquistato pochi mesi fa, ci commuoviamo quando ascoltiamo il loro inno nazionale, ripercorriamo mentalmente le parole tradotte da internet, e poi sorridiamo consapevoli di essere legati da un comune percorso.
lunedì 23 maggio 2011
Lo scaricabarile che uccide
Con questa immagine un caricaturista algerino commenta la diatriba tra Francia e Italia, mentre si affrettano a respingere i Tunisini oltre le proprie alpi. Nel frattempo, la conta dei morti nel Canale di Sicilia, sale ai massimi storici. Come confermano Delgrande nel suo ultimo post sono 1,500 i morti nel mediterrano nei primi 5 anni del 2011. Oltre 1,400 nel Canale di Sicilia. Una gran maggioranza sembra vengano dalla Libia. E' cosi che mentre la Tunisia ha accolto a braccia aperte 480,000 rifugiati sui propri confini, la sponda Nord e' in attesa, gioca a rimpallarsi le barche. Quello che sta succedendo il Libia e' una nuova Sebrenica. E non sara' certo il giochetto rappresentato dall'artista Algerino ad aiutare. Bisogna intervenire, mandare navi a cercare la gente a Misrata, portarli in salvo dalla guerra ... e dai naufragi. Ma come giustamente mi ha confessato una donna politica di spicco al governo Berlusconi "la politica estera e d'immigrazione in Italia e' usata per questioni di politica interna, solo per prendere voti". In questo Italia e Francia, si trovano sulla stessa barca...
lunedì 16 maggio 2011
Crisi libica, immigrazione, una debita proporzione
Mi ha colpito e vi raconto il nome di Hatem cugino di una mia amica tunisina, lavoratore stagionale in Libia. E' scappato dalla guerra e tornato come decina di migliaia di tunisini senza lavoro, senza risparmi e spesso senza esser pagato per mesi. Faceva il disegnatore di gioielli in una fabbrica libica. Oltre ad esser tornato senza soldi, la Libia gli ha regalato un'infezione ai polmoni legata alla polvere che respirava in fabbrica. Non sa piu' come sostenere la famiglia e sente di aver perso la dignita'. Non ha il coraggio di tornare da sua moglie e dai suoi figli, che ormai vedono in lui un fallimento e un "peso". E' una delle tante storie che si acoltano in Tunisia oggi. La Tunisia di oggi non offre molto. La crisi economica incalza. Il commercio con la Libia (principale partner commerciale oltre l'UE) e' ai minimi storici, il turismo e' in declino, date le varie paure dei turisti occidentali, alimentate spesso dalla "Beiruttizzazione" della Tunisia. Come racconta questo video, molti di loro partono per la disperazione, ma anche perche' vogliono trovare un modo di sostenere il proprio paese, con le rimesse che guadagneranno in Europa, come facevano i tunisini dalla Libia e come facevano gli italiani dall'America. Ma quello che colpisce oggi sono i numeri di questi flussi. Al 12 Maggio secondo l'Organizzazione Internazionale per la Migrazione, la Tunisia aveva gia' ospitato 380,000 uomini e donne in fuga dalla Libia. Ad accoglierli una popolazione, quella della Tunisia, di soli 10 Milioni abitanti, cioe' uno rifugiato ogni 26 persone. In quella stessa data, poco piu' di 30,000 gli uomini e donne approvati sulle coste italiane dall'inizio dell'anno, cioe' uno ogni 2,000 abitanti. Anche se l'Italia ricevera' 80,000 arrivi, come previsto da Maroni, saranno comunque una cifra misera, in paragone a quello che ha visto la Tunisia. A buon intenditore, poche parole
venerdì 13 maggio 2011
L'altro volto della stazione Termini - volontari Tunisini all'opera
Dopo quasi quattro mesi dalla rivoluzione tunisina che ha coinciso con l’aumento del flusso migratorio verso l’Italia, molti tunisini sono approdati a Roma. Da più di un mese si radunano alla stazione Termini in attesa di un treno per Ventimiglia per continuare il loro viaggio in Europa, stanchi ma speranzosi per il futuro. In loro soccorso è intervenuto un gruppo di volontarie, per la maggior parte tunisine residenti a Roma. Tra loro ci sono Ouiem e Amani, entrambe 23enni, che, appena saputo dell’arrivo dei loro connazionali, sono corse a dare il loro sostegno. “Aiutare loro è come aiutare la nostra Tunisia” dicono amareggiate per non “aver messo il petto al fuoco”, per non aver potuto fare nulla per la loro nazione prima d’ora. “Questi ragazzi sono i giovani che hanno fatto la rivoluzione. Quando hanno protestato noi stavamo comode a casa a mangiare e dormire. Abbiamo l’obbligo di aiutarli per ringraziarli” ha sottolineato Ouiem, arrivata in Italia quando aveva 4 anni al seguito del padre che ha aperto un forno a Roma. Oggi Ouiem lavora come interprete al Tribunale e sogna di fare la poliziotta. Amani e Ouiem non si conoscevano prima. Si sono incontrate per la prima volta a Termini. “Abbiamo saputo che un gruppo di tunisini era arrivato a Roma grazie a Facebook e ognuna di noi è corsa a dare il proprio aiuto, spontaneamente” ha spiegato Amani, trasferitasi nella capitale due anni fa, dopo aver sposato uno scenografo italiano conosciuto sul set di “Baaria” di Tornatore a Tunisi dove faceva la comparsa. Oggi Amani studia fotografia e sogna il cinema, ma il suo cuore è in Tunisia. “La mia famiglia vive lì. Quando sono tornata a un mese dalla cacciata di Ben Alì ho capito che la gente stava male - ha raccontato -. I giovani scappano per aiutare la Tunisia. Pensano di guadagnare un po’ di soldi e poi tornare in patria dove oggi purtroppo non c’è più nulla”. Ouiem e Amani si sentono fortunate, hanno tanti impegni e tanti sogni, ma da quando sono arrivati i tunisini a Roma hanno messo da parte ogni cosa. La priorità è diventata aiutare la Tunisia e così ogni giorno vanno a Termini, fanno da interprete con i capotreno quando arriva il momento delle partenze grazie ai biglietti offerti dalla Protezione Civile e ascoltano i problemi di tutti. “I tunisini vengono lasciati dagli operatori del Comune di Roma alla stazione alle 9, dopo aver passato la notte nei centri d’accoglienza, e restano abbandonati lì fino a sera. All’inizio abbiamo cacciato di tasca nostri i soldi per il pranzo o abbiamo fatto collette per pr
eparare couscous, ora per fortuna il Comune e, su nostra richiesta, anche l’Ambasciata tunisina, stanno provvedendo ai pasti” ha detto Amani, con guardo fiero. “Abbiamo aiutato oltre 50 connazionali ad avere il permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi previsto per i tunisini arrivati a Lampedusa tra l’1 gennaio e il 5 aprile accompagnandoli in Questura e facendo da mediatrici – ha aggiunto Ouiem -. Con alcuni siamo state anche al collocamento per iscriverli nell’elenco dei disoccuparti. Li abbiamo semplicemente aiutati ad avere i loro diritti”.
mercoledì 11 maggio 2011
Le lacrime di una sala d'attesa
Negli ultimi mesi l'aeroporto di Tunis Carthage e' stato il testimone privilegiato di un crocevia di emozioni e di umanita', oltre che luogo dove si e' scritta la storia della Tunisia. Da questo aeroporto si e' consumata la fuga del dittatore Ben Ali e la fine di un epoca. Da questo aeroporto si e' consumata uno degli atti di coraggio e di disobbedienza nei confronti della famiglia del dittatore Ben Ali, per mano di Captain Mohamed Ben Kilani che ne rifiuto' l'imbarco, negandone la fuga. . Ma e' lontano dai grandi riflettori e dai grandi eventi, che si scrive la storia in questo stesso aeroporto. E' la storia dei rientri, come quello degli uomini e donne che tornano da anni di esilio e ad accoglierlo sono folle giobilanti di amici e parenti. Tornano nella Tunisia libera, pieni di speranza e voglia di costruire un paese nuovo. Ma ci sono anche i rimpatri, quelli dei voli speciali che riportano indietro le speranze frantumate sulle coste di Lampedusa, che riportano chi ha perso tutto mettendo il proprio destino e i propri soldi in mano ai trafficanti di uomini, e che torna in un paese che ha poco da offire in un periodo di grave crisi econommica. Tornano con voli targati Tunisair o Alitalia, spesso in charters dove si mischiano turisti (quei pochi che vengono in questi giorni) e uomini d'affari. Il loro ritorno non e' la scoperta di nuove terre o opportunita', ma il ritorno all'emarginazione alla poverta', alla dura realta' di chi e' scappato, ma e' stato rifiutato. L'incontro con i propri amici e parenti nella sala arrivi dell'aeroporto e' straziante. Versano lacrime. Non sono le lacrime di gioia di chi si rincontra dopo tanto tempo, ne' quelle di chi si separa di fronte ad una partenza, ma il paradosso e' che quelle sono le lacrime di un incontro, che e' la realizzazione di un fallimento. Sono stato all'aeroporto qualche giorno fa e li ho visti con i miei occhi, io pronto a riabbracciare con gioia mia madre che veniva in visita in Tunisia, e loro che soffrivano per un amaro incontro obbligato. Avrei tanto voluto piangere con loro, offrire un qualche forma sollievo. Avrei voluto condividere questa immagine, questi volti con tutti coloro che nell'Italia e l'Europa di oggi sono pronti a gridare al rimpatrio immediato egli immigrati, senza chiedersi da dove vengano, perche' hanno rischiato la loro vita per raggiungere le nostre terre, ma soprattutto cosa vanno a trovare, quando tornano nelle proprie terre.
domenica 8 maggio 2011
J'accuse del popolo tunisino all'Italia, sottoscriviamo
L'angolo del patriota: Il '' j'accuse'' del popolo tunisino: "Compatrioti vittime del ''piano'' vittimista del governo italiano Berlusconi a Lampedusa Per la prima volta dalla nascita del blog..."
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