“Gli Italiani di Cartagine” è il nome datoci dai nostri vicini nelle giornate in cui il popolo tunisino proteggeva se stesso e chiunque fosse loro vicino - compresi la nostra famiglia- dalle milizie di Ben Ali. Italiani di cartagine e' oggi uno spazio libero per raccontare la "nuova" Tunisia attraverso gli occhi un gruppo di amici italiani residenti e impegnati in Tunisia e non solo, uno spazio di denuncia e riflessione su fatti che stanno cambiando il mediterraneo.
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lunedì 30 aprile 2012
Tunisini scomparsi: esposto alla Procura
Dal 2011 non si hanno più notizie circa 270 tunisini imbarcatisi per raggiungere l’Italia. I familiari di alcuni di loro, insieme al presidente dell’Arci e dell’Asgi, hanno sottoscritto una denuncia contro ignoti per la loro scomparsa depositata oggi alla Procura della Repubblica di Roma. Leggi articolo su Corriere Immigrazione
Sulla vicenda sta facendo luce il blogger palermitano-tunisino Rabih Bouallegue dal suo blog
mercoledì 11 maggio 2011
Le lacrime di una sala d'attesa
Negli ultimi mesi l'aeroporto di Tunis Carthage e' stato il testimone privilegiato di un crocevia di emozioni e di umanita', oltre che luogo dove si e' scritta la storia della Tunisia. Da questo aeroporto si e' consumata la fuga del dittatore Ben Ali e la fine di un epoca. Da questo aeroporto si e' consumata uno degli atti di coraggio e di disobbedienza nei confronti della famiglia del dittatore Ben Ali, per mano di Captain Mohamed Ben Kilani che ne rifiuto' l'imbarco, negandone la fuga. . Ma e' lontano dai grandi riflettori e dai grandi eventi, che si scrive la storia in questo stesso aeroporto. E' la storia dei rientri, come quello degli uomini e donne che tornano da anni di esilio e ad accoglierlo sono folle giobilanti di amici e parenti. Tornano nella Tunisia libera, pieni di speranza e voglia di costruire un paese nuovo. Ma ci sono anche i rimpatri, quelli dei voli speciali che riportano indietro le speranze frantumate sulle coste di Lampedusa, che riportano chi ha perso tutto mettendo il proprio destino e i propri soldi in mano ai trafficanti di uomini, e che torna in un paese che ha poco da offire in un periodo di grave crisi econommica. Tornano con voli targati Tunisair o Alitalia, spesso in charters dove si mischiano turisti (quei pochi che vengono in questi giorni) e uomini d'affari. Il loro ritorno non e' la scoperta di nuove terre o opportunita', ma il ritorno all'emarginazione alla poverta', alla dura realta' di chi e' scappato, ma e' stato rifiutato. L'incontro con i propri amici e parenti nella sala arrivi dell'aeroporto e' straziante. Versano lacrime. Non sono le lacrime di gioia di chi si rincontra dopo tanto tempo, ne' quelle di chi si separa di fronte ad una partenza, ma il paradosso e' che quelle sono le lacrime di un incontro, che e' la realizzazione di un fallimento. Sono stato all'aeroporto qualche giorno fa e li ho visti con i miei occhi, io pronto a riabbracciare con gioia mia madre che veniva in visita in Tunisia, e loro che soffrivano per un amaro incontro obbligato. Avrei tanto voluto piangere con loro, offrire un qualche forma sollievo. Avrei voluto condividere questa immagine, questi volti con tutti coloro che nell'Italia e l'Europa di oggi sono pronti a gridare al rimpatrio immediato egli immigrati, senza chiedersi da dove vengano, perche' hanno rischiato la loro vita per raggiungere le nostre terre, ma soprattutto cosa vanno a trovare, quando tornano nelle proprie terre.
mercoledì 4 maggio 2011
Circo Bellucci, deja vu?
La notizia del Circo Bellucci in difficolta' in Siria ci rattrista perche' conosciamo la situazione di chi e' in difficolta', ma ci da perplessita'. C'e' chi tra la comunita' italiana a Tunisi si chiede "ci stanno provando gusto?". Come forse i lettori ricorderanno, lo stesso Circo si trovo' "intrappolato" - almeno a detta del Circo e i giornali che gli fecero eco a Sfax, dove giro' la notizia che era sotto attacco. Intervenirono tutte le alte sfere, il Ministro degli Esteri Italiani Frattini e il Presidente della Regione Puglia Nicky Vendola. L'ambasciata italiana si trovo' contretta ad intervenire portando soccorso ad un circo che come lo stesso ambasciatore rivelo' successivamente, non aveva in realta' subito nessun attacco , distogliendo l'attenzione da una ben piu' importante comunita' italiana e da situazione di pericolo ben piu' grave. Il circo fu ripatriato a spese del contribuente italiano (voci circolano che sia costato 100,000 euro), mentre gli altri italiani se la cavarono da soli. Ma i gironalisti spensero i riflettori su un caso assai piu' interessante. Perche' se non erano in pericolo, tutta questa fretta al rimpatrio? come erano entrati in Tunisia con il vecchio regime? che legami aveva il Circo con la famiglia Trabelsi? che favori aveva ricevuto per far entrare (unico circo europeo) tutti quegli animali al dispetto di regole assai rigide? Come ha commentato un'amica qui in Tunisia "Ci vorrebbe il Gabibbo"....o magari un'inerrogazione parlamentare, prima di spenderne altri 100,000 per rimpatriare il circo dalla Siria.
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