Arrivando a Tunisi quasi non mi accorgo che è ramadan: anche se atterro proprio all’ora dell’iftar ci sono taxi, automobili, tutto funziona come se niente fosse. E nei giorni seguenti me ne accorgo solo dalla tranquillità che regna in Bourghiba una mezzoretta prima e dopo l’ora della rottura, dal fatto che non si trovano vino o birra nei supermercati e nemmeno un posto dove cenare che non sia uno dei lussuosi alberghi per ricchi turisti. Al Cairo è tutto diverso: anche qui atterro all’ora dell’iftar, e subito in aeroporto la gente che viaggia o che non può staccare dal lavoro si offre succo di frutta e datteri. Le case, le strade, le moschee sono ornate dalle luci colorate e dalla tradizionali lampade Fanous, coltre che da festoni e palloncini. Per un quarto d’ora una delle città più caotiche del mondo, dove ogni volta che si attraversa la strada si deve fare invocare la propria buona stella per non lasciarci le penne, dove non senti mai, nemmeno per un secondo, la melodia del silenzio, ebbene, per quel breve lasso tempo in cui c’è iftar anche il Cairo diventa vivibile. Il Ramadan qui è un rito pubblico, cosa che a Tunisi non mi pare sia: tavolate di gente in strada, le voci amplificate dei muezzin che scandiscono il tempo della preghiera e dell’arrivo della fine del digiuno, visite ai parenti dopo il rapidissimo pasto, che i più poveri consumano a terra, mentre vendono la loro mercanzia, o gli uomini in divisa sul posto di guardia. E subito dopo ritorna il caos, nelle strade, nelle piazze, nei giardini; clacson e petardi che scoppiano in continuazione, uomini ai caffè a fumare la Schicha, o Narguilè che dire si voglia, famiglie, ragazze e ragazzi in giro fino all’alba, con la metropolitana che a mezzanotte è più piena che a Milano all’ora di punta. Ramadan al Cairo è davvero un’esperienza diversa rispetto all’”europea” Tunisi.
“Gli Italiani di Cartagine” è il nome datoci dai nostri vicini nelle giornate in cui il popolo tunisino proteggeva se stesso e chiunque fosse loro vicino - compresi la nostra famiglia- dalle milizie di Ben Ali. Italiani di cartagine e' oggi uno spazio libero per raccontare la "nuova" Tunisia attraverso gli occhi un gruppo di amici italiani residenti e impegnati in Tunisia e non solo, uno spazio di denuncia e riflessione su fatti che stanno cambiando il mediterraneo.
Visualizzazione post con etichetta Ramadan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ramadan. Mostra tutti i post
giovedì 18 agosto 2011
Ramadan a confronto: Diario di viaggio al Cairo
domenica 31 luglio 2011
Primo Ramadan post-rivoluzione, degno del suo nome
Lunedi 1 Agosto sara' il primo giorno del mese di Ramadam dell'anno 1432, e' un Ramdan in piena effervescenza. Mese di digiuno, raccolta, preghiera e di carita' con il prossimo, ma anche di coesione sociale tra la i mussulmani, ha un sapore molto speciale. Paese in preda a gravi problemi di rilancio di una economia in gravi difficolta', nonche' rifugio di centinaia di migliaia di Libici in fuga dalla guerra, la Tunisia inizia questo mese all'insegna di una generosita' quasi disarmante. La mobilitazione della gente e' palpabile, come in questa immagine dell'affollata Carfour, dove all'uscita delle casse, prese da assalto per chi fa scorta per il mese, si raccoglie cibo per chi ha difficcolta' a sriempire anche una di quelle semplici ceste di vimini, dove generi di prima necessita' come pasta e zucchero, diventano sempre di piu' un lusso Lo spirito del Ramadan e' anche palpabile dalla magica convivenza di migliaia di libici che ormai si sono integrati al tessuto sociale del paese. Molti stanno finendo anche i soldi per pagari gli affitti delle case prese in fretta dopo la fuga dal proprio paese, altri rimangono ancora nelle loro case a Sud, ma e' proprio un piccolo evento che ci e' ccapitato a darci il significato di un momento speciale e di un popolo che ssta dando il meglio di se. Ieri pomeriggio perdiamo un cellulare. Non ce ne accorgiamo nemmeno quando veniamo inondati (su un altro telefono) di cchiamate di amici in tutto il mondo che dicono di aver parlato con un tale che cercava disperatamente di ritrovare il proprietario del cellulare, chiamando tutti i numeri sulla rubrica. Una volta intercettato ci incontriamo con un signore umile, guida un Pegeut sghangherato, che con grande dignita' dice "nella nostra religione, se trovo qualcosa che non e' mio, non lo posso di certo prendere", certo da qui a chiamare mezzomodno per trovare il proprietario.....tanto di cappello e grazie per la lezione. Ramadan Mabrouk a tutti
Iscriviti a:
Post (Atom)
