Besma Khalfaoui: E' lei la protagonista di oggi, vedova di Chockri Belaid, uomo politico di opposizione Tunisino ucciso due giorni fa. Era lei alla guida di un corteo di un milione e messo di persone (fonti Ministero interno tunisino) in onore del nuovo eroe e martire della Tunisia. La sua morte ha segnato una svolta, ha solllevato le coscenze di un paese che non ne puo' piu' della lentezza della transizione politica, della violenza politica, del radicalismo religioso. "Il nome di mio marito e ormai stampato su lettere d'oro" ha affermato oggi. Il suo coraggio e la sua sofferenza, vissuta con grande dignita' e orgoglio, e' quello di un popolo oggi raccolto per difendere i valori per cui ha combattuto poco piu di due anni fa. Scesa in piazza il giorno stesso dell'omicidio, e' tornata oggi a lanciare un messaggio pacifico di cambiamento. Ci si aspettava il peggio, ma la Tunisia ci ha sorpreso. A parte qualche tafferuglio, il corteo di oggi e' stato esemplare. Si evitato il peggio di una deriva di violenza che poteva portare a transizioni obbligate in mani a militari, ma e' chiaro che oggi siamo ad una svolta. Come commentava qualcuno sulle reti sociali, oggi si sono celebrati due funerali, quelli di Belaid e quelli della coalizione del governo. In serata il primo ministro rilancia il governo di unita' nazionale, nonostante l’opposizione del suo stesso partito, ovvero Ennahda. Siamo ad un punto di non ritorno. Un passaggi e' obbligato. E la forza della voce di questa donna tuonera' come campanello di allarme che un cambiamento e' necessario
“Gli Italiani di Cartagine” è il nome datoci dai nostri vicini nelle giornate in cui il popolo tunisino proteggeva se stesso e chiunque fosse loro vicino - compresi la nostra famiglia- dalle milizie di Ben Ali. Italiani di cartagine e' oggi uno spazio libero per raccontare la "nuova" Tunisia attraverso gli occhi un gruppo di amici italiani residenti e impegnati in Tunisia e non solo, uno spazio di denuncia e riflessione su fatti che stanno cambiando il mediterraneo.
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venerdì 8 febbraio 2013
La dignita' di un popolo e di una donna
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domenica 13 gennaio 2013
14 Gennaio tra amarezza e nuove paure
Domani si celebra in tutto il paese il secondo anniversario dalla rivolta che a messo fine alla dittatura di Ben Ali e ha dato inizio alla cosiddetta primavera araba. Dopo soi 24 mesi da questo momento storico, piena di fervori e nuove speranze, il sentimento generale che si cattura e' quello di un passaggio a un sentimento di malinconia, sospetto, sdegno nei confronti di una "rivolta - ci tengono a precisare ormai in molti - non una rivoluzione". Una rivoluzione porta ad un nuovo ordine, oggi la Tunisia e' per lo piu' in una transizione o in un nuovo "disordine". "Perche' festeggiare domani? - ci chiede il panettiere di Carthage - domani a festeggiare sara solo il governo. Non sono certo loro (con chiaro riferimento Ennhada, il partito islamico al governo) ad aver fatto la rivoluzione. Sono i giovani e i poveri dell'interiore del paese! Per questa gente nulla e' cambiato". Nulla e' cambiato, e' la frase che piu si ascolta tra le strade di Tunisi. Anzi molto parlano di cambiamenti in peggio. L'idea di un "inverno islamico dopo la primavera" e diventato un tormentone e un immagine molto chiara delle nuove paure. E il tema della paura, di cui tanto avevamo parlato sul nostro libro descrivendone come la sua fine sia stato il vero motore della rivoluzione, si riaffaccia oggi come tema portante del dibatto tunisino. Paura di una islamizzazione, paura di un ritorno ad un partito-stato onnipresente, paura di un futuro sempre piu' incerto, paura di perdere le nuove liberta' acquisite, paura anche si scendere su Avenue Bourghiba, per assistere ad una celebrazione che si presenta non priva di rischi in termini di sicurezza pubblica. Quanto siamo lontani dai 50-100,000 persone che 2 anni fa scesero rischiando tutto e tutti, pieni di coraggio e speranze per un futuro migliore.
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giovedì 20 settembre 2012
Scuola Americana: rabbia e orgoglio...
...Non si tratta di Oriana Fallaci, ma tutt'altro: una reazione di chi vuole rimboccarsi le maniche e ripartire. Visitare la scuola americana a Tunisi in questi giorni e' come passare attraverso una tempesta emozionale, ad iniziare da un enorme rabbia di fronte a immagini come queste. Si tratta proprio della classe di nostro figlio, prima elementare. Come si vede nulla e' rimasto, materiale didattico all'avanguardia, disegni dei bambini, giochi, lavagne, sedie. Tutto e' andato in fumo. Perche' fare cio' a dei piccoli? A stento si trattengono le lacrime, molti genitori non resistono, come una mamma Tunisina di un ragazzo nostro compagno alla cui tristezza si accompagna la vergogna. Si rivolge a me, quasi per scusarsi "non e' questo l'Islam - mi dice - non e' questa la Tunisia". Ne siamo convinti anche noi.
La cosa piu' agghiaggiante e' sapere che l'attacco era stato ben pianificato. Gli aggressori sapevano come tagliare il circuito di telecamere, dove era situato l'ufficio del capo sicurezza e si sono presentati con taniche di cherosene.
Ora la scuola e' circondata da carri armati, pompieri e polizia, ...uno di questi ha dimenticato una pistola incustodita nel campus mentre usufruiva del bagno.
diciamolo chiaramente: ma a chi stiamo affidando le vite dei nostri figli?
Domani e' venerdi', e' stato emanato ufficialmente il divieto a manifestare.... Cosa accadra'?
Possiamo solo dire inshallah la bes (in romanaccio: ke Dio ce la mandi booona)
venerdì 14 ottobre 2011
NESSMA, Islam, Italia il gioco si fa duro
Sono bastate poche ore dall'attacco alla emissione NESSMA (canale TV commerciale con partecipazione del gruppo Mediaset), per scatenare un dibatttito, infiammatosi sulla rete sulla portata di un tale gesto. Le iniziali grida di allarme per un attacco di Salafiti e di un duro colpo alla lberta' di espressione, sono stati attenuati da video che mostrano gruppuscolo relativamente inoffensive, che avrebbero montato una protesta, in realta' molto meno violenta di quanto annunciata. Addirittura una parte dell'opinione pubblica ha chiamato ad una possibile manipolazione che favorisce la TV "di Berlusconi" e non fa altro che polarizzare il dibattito, mettendo in discussione l'Islam. Su facebook appaiono messaggi, come quello di Rahib "Ma chi ha detto che NESSMA è stata attaccata per motivi religiosi ?? Oramai in Tunisia qualsiasi cosa legata ad un personaggio del mondo occidentale ( come Berluscono per NESSMa) viene attaccata subito su grida '' al salafita''. Molti cittadini in Tunisia ( fra cui io ) sono in dissacordo con quello che manda in onda l'emittente in quanto influenza negativamente i giovani . Tutto qua, ti piacerebbe avere una televisione tunisina simile a quella italiana ? Dove la moralità e il pudore sono valori sconosciuti ?? Abbiamo una gioventù brillante non la roviniamo come in Italia o in altri paesi". - Dopo la fine della paura di Ben Ali, e' oggi spesso la paura di modelli non certo di successo a spaventare la Tunisia. Mi vengono in mente le parole di un ragazzo Tunisino residente in Italia da anni, alla ci domanda su quali saranno le sorti del paese dopo le elezioni mi rispose "ho paura che la Tunisia con la democrazia diventi come l'Italia" - E' l'immagine di una decadenza culturale e politica di un paese, che - democraticamente - ha eletto e tenuto galla un leader che tutti detestano, ma che non molla la presa, diversamente al presidente Tunisino pronto a cedere il posto a nuovi eletti, un'altra lezione di stile di un paese che si dimostra sempre piu' maturo, nonostante la tenera eta' della sua democrazia del "bel paese" dove servira' un miracolo per scuotere un primo ministro in affanno dalla sua poltrona. Di fronte a tale decadenza nella sponda nord del mediterraneo, di cui Nesmma rappresenta per molti uno specchio pronto a replicare immagini e abitudini (la stessa emittente qualche mese fa aveva mandato in onda uno spot "Forza Tunisia". Ricorda qualcosa?), emerge una spinta a riaffermare valori tradizionali, un Islam senza compromessi. E' la storia delle 53 ragazze che sfidano la legge e le universita' per poter indussare il Niqab (il velo che copre il corpo tranne gli occhi). La polarizzazione doventa sempre piu' forte e a guadagnare sono proprio quelle forze estreme, incluse quelle commerciali che colgono l'occasione storica per convertirsi in "paladini" della liberta', dopo anni di appiattimento e di sostegno al regime. E' un clima che non aiuta l'elettore ancora confuso che tra 10 giorni scegliera' le sorti di un paese ancora al bivio. Nel frattempo riceviamo un messaggio dell'Unita' di Crisi, ormai inconfondibile, che ci avverte di manifestazioni previste per il Venerdi 14 Ottobre su Avenue Bourghiba (centro citta'), lo stesso giorno in cui a Roma di decide sulla possibile sfiducia di Berlusconi. Stay tuned.
Ubicazione:
Rue Mouaouia Ibn Houdaij, Tunisi, Tunisia
lunedì 10 ottobre 2011
dai quotidiani italiani
Gli attacchi degli islamisti in Tunisia
da "il Post" del 9 Ottobre 2011
«A due settimane dalle prime elezioni dopo Ben Ali aumentano gli assalti degli estremisti: oggi è stata attaccata una tv che aveva trasmesso Persepolis»
A due settimane dalle prime elezioni libere dopo la caduta di Ben Ali, gli estremisti islamici agitano la Tunisia. Ieri mattina un gruppo di islamisti ha fatto irruzione nell’università di Susa, a 150 chilometri a sud della capitale Tunisi, dopo che una studentessa non era stata ammessa perché indossava il niqab, il velo totale delle donne musulmane che copre tutto il corpo a eccezione degli occhi. Poche ore dopo circa 200 estremisti sono entrati nell’edificio, minacciando i professori ed esponendo cartelli contro il divieto del velo totale deciso dal ministero tunisino dell’istruzione all’inizio dell’anno accademico. In serata circa duecento donne tunisine, venute a sapere delle aggressioni di Susa su Facebook, sono scese in strada nella periferia di El Menzah, una città della Tunisia, per protestare contro il raid degli estremisti.
La tensione è tornata a salire nella giornata di oggi, quando centinaia di islamisti sono tornati a protestare all’università di Tunisi contro il divieto del niqab negli atenei, per poi spostarsi a nord della città, nel quartiere popolare di Jebel El Ahmar, dove hanno attaccato la polizia in tenuta antisommossa con pietre, coltelli e bastoni al grido di “Allahu akbar” (“Allah è grande”). Testimoni riferiscono di poliziotti in fuga dai manifestanti, che in seguito sarebbero stati comunque dispersi.
Le violenze, tuttavia, sono proseguite. Sempre oggi un gruppo di circa trecento salafiti ha attaccato a Tunisi la tv privata Nessma (di cui tra l’altro è azionista anche Mediaset). Dopo aver minacciato di morte editori e giornalisti, gli estremisti hanno tentato, senza successo, di dar fuoco agli studi televisivi, prima di essere respinti dalla polizia. L’attacco dei salafiti è scaturito dalla recente messa in onda di Persepolis, il film di animazione di Marjane Satrapi ispirato al suo omonimo graphic novel. Il film racconta, attraverso gli occhi di una bambina, gli ultimi giorni dello scià iraniano prima della rivoluzione dell’ayatollah Khomeini. «Subito dopo la messa in onda del film, abbiamo ricevuto minacce di morte su Facebook», ha dichiarato il presidente di Nessma, Nebil Karoui.
L’attacco di Nessma ha ricordato un episodio di violenza molto simile, accaduto lo scorso giugno, quando un gruppo di salafiti attaccò un cinema di Tunisi per aver proiettato il film Ni Dieu, Ni Maitre (“Nessun dio, nessun maestro”) della regista franco-tunisina Nadia El Fani, una pellicola molto critica nei confronti delle fazioni più estreme e politicizzate dell’Islam. Nel febbraio scorso, invece, a poche settimane dalla caduta di Ben Ali, decine di islamisti avevano provato a dare fuoco a un quartiere di Tunisi famoso per i suoi bordelli che, secondo gli estremisti, «devono essere tutti chiusi, perché le donne in Tunisia non possono essere trattate come divinità».
Nelle elezioni del 23 ottobre, le prime della Tunisia liberata nove mesi fa dal regime di Ben Ali, si voterà per eleggere l’Assemblea costituente, che sarà incaricata di redigere una nuova Costituzione. Secondo gli ultimi sondaggi, tra le ottanta liste iscritte, il partito islamista Ennahda dovrebbe ottenere il maggior numero di voti. Come in seguito all’attacco alla tv Nessma, i vertici di Ennahda hanno spesso preso le distanze da simili episodi violenti, dichiarando di voler applicare i principi islamici con “la giusta moderazione”. Tuttavia, come nel caso del film di Nadia El Fani, secondo Ennahda alcuni attacchi degli estremisti vengono scatenati “da alcune provocazioni contro l’Islam”.
Per leggere l'articolo clicca: QUI
da "il Post" del 9 Ottobre 2011
«A due settimane dalle prime elezioni dopo Ben Ali aumentano gli assalti degli estremisti: oggi è stata attaccata una tv che aveva trasmesso Persepolis»
A due settimane dalle prime elezioni libere dopo la caduta di Ben Ali, gli estremisti islamici agitano la Tunisia. Ieri mattina un gruppo di islamisti ha fatto irruzione nell’università di Susa, a 150 chilometri a sud della capitale Tunisi, dopo che una studentessa non era stata ammessa perché indossava il niqab, il velo totale delle donne musulmane che copre tutto il corpo a eccezione degli occhi. Poche ore dopo circa 200 estremisti sono entrati nell’edificio, minacciando i professori ed esponendo cartelli contro il divieto del velo totale deciso dal ministero tunisino dell’istruzione all’inizio dell’anno accademico. In serata circa duecento donne tunisine, venute a sapere delle aggressioni di Susa su Facebook, sono scese in strada nella periferia di El Menzah, una città della Tunisia, per protestare contro il raid degli estremisti.
La tensione è tornata a salire nella giornata di oggi, quando centinaia di islamisti sono tornati a protestare all’università di Tunisi contro il divieto del niqab negli atenei, per poi spostarsi a nord della città, nel quartiere popolare di Jebel El Ahmar, dove hanno attaccato la polizia in tenuta antisommossa con pietre, coltelli e bastoni al grido di “Allahu akbar” (“Allah è grande”). Testimoni riferiscono di poliziotti in fuga dai manifestanti, che in seguito sarebbero stati comunque dispersi.
Le violenze, tuttavia, sono proseguite. Sempre oggi un gruppo di circa trecento salafiti ha attaccato a Tunisi la tv privata Nessma (di cui tra l’altro è azionista anche Mediaset). Dopo aver minacciato di morte editori e giornalisti, gli estremisti hanno tentato, senza successo, di dar fuoco agli studi televisivi, prima di essere respinti dalla polizia. L’attacco dei salafiti è scaturito dalla recente messa in onda di Persepolis, il film di animazione di Marjane Satrapi ispirato al suo omonimo graphic novel. Il film racconta, attraverso gli occhi di una bambina, gli ultimi giorni dello scià iraniano prima della rivoluzione dell’ayatollah Khomeini. «Subito dopo la messa in onda del film, abbiamo ricevuto minacce di morte su Facebook», ha dichiarato il presidente di Nessma, Nebil Karoui.
L’attacco di Nessma ha ricordato un episodio di violenza molto simile, accaduto lo scorso giugno, quando un gruppo di salafiti attaccò un cinema di Tunisi per aver proiettato il film Ni Dieu, Ni Maitre (“Nessun dio, nessun maestro”) della regista franco-tunisina Nadia El Fani, una pellicola molto critica nei confronti delle fazioni più estreme e politicizzate dell’Islam. Nel febbraio scorso, invece, a poche settimane dalla caduta di Ben Ali, decine di islamisti avevano provato a dare fuoco a un quartiere di Tunisi famoso per i suoi bordelli che, secondo gli estremisti, «devono essere tutti chiusi, perché le donne in Tunisia non possono essere trattate come divinità».
Nelle elezioni del 23 ottobre, le prime della Tunisia liberata nove mesi fa dal regime di Ben Ali, si voterà per eleggere l’Assemblea costituente, che sarà incaricata di redigere una nuova Costituzione. Secondo gli ultimi sondaggi, tra le ottanta liste iscritte, il partito islamista Ennahda dovrebbe ottenere il maggior numero di voti. Come in seguito all’attacco alla tv Nessma, i vertici di Ennahda hanno spesso preso le distanze da simili episodi violenti, dichiarando di voler applicare i principi islamici con “la giusta moderazione”. Tuttavia, come nel caso del film di Nadia El Fani, secondo Ennahda alcuni attacchi degli estremisti vengono scatenati “da alcune provocazioni contro l’Islam”.
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domenica 31 luglio 2011
Primo Ramadan post-rivoluzione, degno del suo nome
Lunedi 1 Agosto sara' il primo giorno del mese di Ramadam dell'anno 1432, e' un Ramdan in piena effervescenza. Mese di digiuno, raccolta, preghiera e di carita' con il prossimo, ma anche di coesione sociale tra la i mussulmani, ha un sapore molto speciale. Paese in preda a gravi problemi di rilancio di una economia in gravi difficolta', nonche' rifugio di centinaia di migliaia di Libici in fuga dalla guerra, la Tunisia inizia questo mese all'insegna di una generosita' quasi disarmante. La mobilitazione della gente e' palpabile, come in questa immagine dell'affollata Carfour, dove all'uscita delle casse, prese da assalto per chi fa scorta per il mese, si raccoglie cibo per chi ha difficcolta' a sriempire anche una di quelle semplici ceste di vimini, dove generi di prima necessita' come pasta e zucchero, diventano sempre di piu' un lusso Lo spirito del Ramadan e' anche palpabile dalla magica convivenza di migliaia di libici che ormai si sono integrati al tessuto sociale del paese. Molti stanno finendo anche i soldi per pagari gli affitti delle case prese in fretta dopo la fuga dal proprio paese, altri rimangono ancora nelle loro case a Sud, ma e' proprio un piccolo evento che ci e' ccapitato a darci il significato di un momento speciale e di un popolo che ssta dando il meglio di se. Ieri pomeriggio perdiamo un cellulare. Non ce ne accorgiamo nemmeno quando veniamo inondati (su un altro telefono) di cchiamate di amici in tutto il mondo che dicono di aver parlato con un tale che cercava disperatamente di ritrovare il proprietario del cellulare, chiamando tutti i numeri sulla rubrica. Una volta intercettato ci incontriamo con un signore umile, guida un Pegeut sghangherato, che con grande dignita' dice "nella nostra religione, se trovo qualcosa che non e' mio, non lo posso di certo prendere", certo da qui a chiamare mezzomodno per trovare il proprietario.....tanto di cappello e grazie per la lezione. Ramadan Mabrouk a tutti
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