Riportiamo un frammento di un articolo intervista sulla situazione attuale su Caffe Geopolico
La Tunisia sta vivendo una fase delicata nella sua transizione e si trova ad affrontare una triplice sfida: politica, economica e sociale. Ma che cosa sta accadendo? Proviamo a raccontarlo con 5 semplici domande. Le risposte vengono date da uno dei maggiori esperti su questo argomento: Emanuele Santi, Economista principale incaricato della Tunisia presso la Banca Africana di Sviluppo. La maggiore libertà che ha portato il confronto, un franco scambio di idee, ha portato la paura. Cosa attende i giovani tunisini?
Qual è la situazione in questo momento in Tunisia? Ci spieghi in termini semplici quali le fazioni e a che punto siamo.
Come dice, la situazione è delicata. La Tunisia deve cercare di costruire un nuovo modello di governance democratica, rilanciare la propria economia in un momento internazionale poco favorevole ed in un contesto di forti pressioni sociali interni, derivanti da problemi non risolti quali la disoccupazione giovanile e l’ineguaglianza sociale. Dopo un anno e mezzo dalle prime elezioni libere, manca ancora un calendario definito per la finalizzazione della Costituzione e per l’organizzazione delle prossime elezioni. L’assassinio di un leader politico dell’opposizione di orientamento laico, avvenuto la scorsa settimana, ha provocato un’ondata generalizzata di protesta popolare con manifestazioni di piazza in numerose località del Paese. La proposta dell’attuale primo ministro Hamadi Jebali di formare un governo tecnico di larghe intese, capace di guidare la transizione ed organizzare le elezioni, potrebbe risolvere l’impasse, ma, nell’attuale stato delle cose, non è ancora certo se la proposta verrà accolta. Il paese vive questi giorni con il fiato sospeso.
Dal punto di vista economico come vede la situazione? Siamo di fronte a un crollo dell’industria turistica e di un’inflazione che ormai è alle stelle.
Dopo una contrazione del PIL di quasi il 2% nel 2011, la Tunisia ha avuto una moderata ripresa economica nel 2012, stimata attorno al 3,5%. Una buona stagione dal punto di vista dell’agricoltura, una ripresa del turismo e degli investimenti diretti esteri (IDE), la ripresa della produzione di fosfati, quasi bloccati nel 2011 a causa delle proteste popolari nelle zone minerarie, hanno contribuito a raggiungere questa performance. La crisi economica e finanziaria in Europa e il conseguente calo della domanda estera hanno influenzato negativamente le esportazioni del settore off-shore, in particolare i prodotti tessili e dell’industria meccanica. Nel complesso tuttavia, le attività produttive hanno beneficiato di clima sociale relativamente più stabile rispetto all’anno precedente ed il mantenimento della domanda interna e proveniente dalla Libia hanno sostenuto l’economia. Per tutto il 2013 la ripresa continuerà, ma non a ritmi sufficienti per far fronte alle molteplici sfide socio-economiche del paese. L’industria turistica è in netta ripresa con un aumento del 45% di permanenze (notti in hotel) registrato nel 2012 rispetto all’anno precedente, e del 30% di proventi nel settore alberghiero (di fatto raggiungendo le cifre della Tunisia prima della rivoluzione). Tuttavia il settore è tra i più vulnerabili, risentendo della situazione di sicurezza attuale nel paese. Il settore soffre, inoltre, per il fatto di essere basato su un modello di turismo balneare a basso costo. Lo sviluppo di un turismo alternativo legato alle numerose attrazioni del paese, per esempio sul piano archeologico e naturalistico, è auspicabile e fattibile. L’inflazione, con conseguente perdita di potere d’acquisto, è un’altra preoccupazione delle famiglie tunisine, anche se lontana dalle cifre a due zeri tipiche di situazioni simili di transizione. Nel 2012 si è attestata al di sotto del 6%, e dovrà ridursi leggermente nel 2013.
Leggi l'intera intervista su Caffe Geopolico
“Gli Italiani di Cartagine” è il nome datoci dai nostri vicini nelle giornate in cui il popolo tunisino proteggeva se stesso e chiunque fosse loro vicino - compresi la nostra famiglia- dalle milizie di Ben Ali. Italiani di cartagine e' oggi uno spazio libero per raccontare la "nuova" Tunisia attraverso gli occhi un gruppo di amici italiani residenti e impegnati in Tunisia e non solo, uno spazio di denuncia e riflessione su fatti che stanno cambiando il mediterraneo.
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mercoledì 27 febbraio 2013
La Triplice Sfida della Tunisia
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domenica 10 febbraio 2013
Tunisia, dal dolore una nuova speranza?
Nena News : La reazione di massa contro l'assassinio politico ha dimostrato che lo spirito presente durante i giorni della rivoluzione è ancora vivo e che difficilmente potranno vincere i tentativi destabilizzanti di chi spera poter restaurare il vecchio regime o ancor meno, se fosse il caso, una dittatura islamica. Paradossalmente, uccidendo Chokri Belaid e colpendo una delle voci che con più forza chiedeva concreta democrazia e giustizia sociale, il Fronte Popolare ha moltiplicato la propria forza e autorevolezza. C'è da augurarsi che la sua morte serva per una partecipazione attiva del Fronte al processo politico, che servirebbe sia ad allargare il consenso sociale sia a rompere quella logica d'opposizione binaria tra Nahda e Nidaa Tounes che in questi mesi ha avvelenato la vita del paese.
Leggi articolo intero su Nena News Agency | Tunisia, dal dolore una nuova speranza?
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sabato 9 febbraio 2013
Tunisia: il colpo di stato democratico?
"Colpo di stato piu democratico, sottile e intelligente nella storia della Tunisia" cosi ha definito un Mohamed Hedi Zaiem, Professore Tunisino dell'Universita di Tunisi in un articolo apparso a poche ore dall'ultim annuncio di Mohamed Jebali, capo del governo, che ha confermato oggi la sua decisione di licenziare i ministri dela Troika e di nominare un governo di tecnocrati parti indipendenti. Promette di non correre alle prossime elezioni e si impegna anche a dimettesi in caso di fallimento dei negoziati.
Ci sono molte tensioni all'interno del partito della troika (Ennahdha - CRP - Takatol) e in particolare nel Ennahdha, ma la proposta di Jebali potrebbe raccogliere consensi tra vari partiti dell'opposizione, e all'interno della stessa Ennahdha. Secondo il prof. Zaiem, anche il partito finirebbe per sostenerla, per nascondere la propria frattura interna.
Ci sono molte tensioni all'interno del partito della troika (Ennahdha - CRP - Takatol) e in particolare nel Ennahdha, ma la proposta di Jebali potrebbe raccogliere consensi tra vari partiti dell'opposizione, e all'interno della stessa Ennahdha. Secondo il prof. Zaiem, anche il partito finirebbe per sostenerla, per nascondere la propria frattura interna.
Oggi, una parte del partito Ennahdha ha organizzato una contro-manifestazione presso Avenue Habib Bourguiba, raccogliendo poche migliaia di persone sul viale (contro il milione e 400,000 di ieri).
Pullman organizzati di sostenitori del partito islamico hanno cantato slogan contro l'RCD (il vecchio partito di Ben Ali) contro la Francia (che nei giorni precedenti aveva espresso preoccupazioni sull'uccisione di Belaid) e hanno lanicato minacce di di reazione violenta a chi dovesse attaccare la la legittimità del partito di governo.
Una prova di forza in gran parte fallita, che ha mostrato la spaccatura interna e la debolezza del partito, di fronte al successo delle forze dell'opposizione.
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venerdì 8 febbraio 2013
La dignita' di un popolo e di una donna
Besma Khalfaoui: E' lei la protagonista di oggi, vedova di Chockri Belaid, uomo politico di opposizione Tunisino ucciso due giorni fa. Era lei alla guida di un corteo di un milione e messo di persone (fonti Ministero interno tunisino) in onore del nuovo eroe e martire della Tunisia. La sua morte ha segnato una svolta, ha solllevato le coscenze di un paese che non ne puo' piu' della lentezza della transizione politica, della violenza politica, del radicalismo religioso. "Il nome di mio marito e ormai stampato su lettere d'oro" ha affermato oggi. Il suo coraggio e la sua sofferenza, vissuta con grande dignita' e orgoglio, e' quello di un popolo oggi raccolto per difendere i valori per cui ha combattuto poco piu di due anni fa. Scesa in piazza il giorno stesso dell'omicidio, e' tornata oggi a lanciare un messaggio pacifico di cambiamento. Ci si aspettava il peggio, ma la Tunisia ci ha sorpreso. A parte qualche tafferuglio, il corteo di oggi e' stato esemplare. Si evitato il peggio di una deriva di violenza che poteva portare a transizioni obbligate in mani a militari, ma e' chiaro che oggi siamo ad una svolta. Come commentava qualcuno sulle reti sociali, oggi si sono celebrati due funerali, quelli di Belaid e quelli della coalizione del governo. In serata il primo ministro rilancia il governo di unita' nazionale, nonostante l’opposizione del suo stesso partito, ovvero Ennahda. Siamo ad un punto di non ritorno. Un passaggi e' obbligato. E la forza della voce di questa donna tuonera' come campanello di allarme che un cambiamento e' necessario
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| Migliaia di persone riunite davanti casa di Belaid, in attesa del corteo funebre |
mercoledì 6 febbraio 2013
Tunisia al bivio, ma in quale direzione?
Una sveglia amara questa mattina. Entrare in ufficio e vedere colleghi in lacrime non e' una cosa usuale, eppure e' successo oggi. Non piangono per un parente ucciso, ma piangono per un uomo politico ucciso a colpi di pistola davanti a casa sua. Si tratta di Chokri Belaid, leader di uno dei partiti di opposizione della nuova Tunisia democratica. La Tunisia piange oggi non solo per Chokri Belaid, ma per un paese che si trova oggi minacciato quanto mai da una violenza mirata, qualche mese fa verso ambasciata, poi altri uomini politici, infine oggi un omicidio che vuole mettere a tacere un uomo, che la stera prima, su Nessma TV, lanciava un attacco al prinicipale partito al governo di non agire sulla violenza politica.
Oggi si e' scatenata la piazza, come non vedevamo da tempo, ma si teme una escalation di violenza.
Stasera in un intervento televisivo, il primo ministro ha annunciato un governo tecnico e elezioni anticipate. Richiama alla calma promettendo di concentrarsi sui veri problemi della Tunisia, la lotta alla discoccupazione, al carovita. Sulla rete c'e' che parla di un deja vu, di un intervento troppo tardivo, come quello di Ben Ali che il 13 Gennaio cerco' di salvare l'insalvabile.
Quello che e' chiaro e' che siamo ad un punto di svolta, in quale direzione non si sa.
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domenica 13 gennaio 2013
14 Gennaio tra amarezza e nuove paure
Domani si celebra in tutto il paese il secondo anniversario dalla rivolta che a messo fine alla dittatura di Ben Ali e ha dato inizio alla cosiddetta primavera araba. Dopo soi 24 mesi da questo momento storico, piena di fervori e nuove speranze, il sentimento generale che si cattura e' quello di un passaggio a un sentimento di malinconia, sospetto, sdegno nei confronti di una "rivolta - ci tengono a precisare ormai in molti - non una rivoluzione". Una rivoluzione porta ad un nuovo ordine, oggi la Tunisia e' per lo piu' in una transizione o in un nuovo "disordine". "Perche' festeggiare domani? - ci chiede il panettiere di Carthage - domani a festeggiare sara solo il governo. Non sono certo loro (con chiaro riferimento Ennhada, il partito islamico al governo) ad aver fatto la rivoluzione. Sono i giovani e i poveri dell'interiore del paese! Per questa gente nulla e' cambiato". Nulla e' cambiato, e' la frase che piu si ascolta tra le strade di Tunisi. Anzi molto parlano di cambiamenti in peggio. L'idea di un "inverno islamico dopo la primavera" e diventato un tormentone e un immagine molto chiara delle nuove paure. E il tema della paura, di cui tanto avevamo parlato sul nostro libro descrivendone come la sua fine sia stato il vero motore della rivoluzione, si riaffaccia oggi come tema portante del dibatto tunisino. Paura di una islamizzazione, paura di un ritorno ad un partito-stato onnipresente, paura di un futuro sempre piu' incerto, paura di perdere le nuove liberta' acquisite, paura anche si scendere su Avenue Bourghiba, per assistere ad una celebrazione che si presenta non priva di rischi in termini di sicurezza pubblica. Quanto siamo lontani dai 50-100,000 persone che 2 anni fa scesero rischiando tutto e tutti, pieni di coraggio e speranze per un futuro migliore.
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sabato 12 gennaio 2013
Souk Attanmia ripartire con i giovani e l'innovazione
Costruire un nuovo paese basato sulle idee dei giovani e sulla valorizzazione dello spirito imprenditoriale, in una nuova Tunisia post-rivoluzionaria: è questo il tema dell’evento che si terrà il 10 gennaio 2013 alla Cité des Sciences di Tunisi. Luogo simbolo della gioventù tunisina, si trasforma oggi nel palcoscenico sul quale verrannno premiati 71 giovani che sono riusciti ad emergere con delle idee innovative.
Vengono con le loro speranze, sono giovani, per la maggior parte disoccupati, rappresentanto il caleidoscopio della nuova Tunisia che emerge dalla rivolta che due anni fa ha messo fine alla dittatura di Ben Ali, oggi liberi dalle pressioni e dalle influenze del vecchio regime. “Una dittatura che reprimeva non solo le libertà individuali, ma anche l’iniziativa economica libera” dichiara Douja Gharbi, imprenditrice e Vice Presidente di CONECT, una’associazione patronale nata dopo la rivoluzione e partner dell’iniziativa, oggi libera di esprimere il suo potenziale.
Per sostenere la realizzazione di questo progetto, unico nel suo genere in tutta l’Africa, venti partners, a partire dalla Banca Africana di Sviluppo, passando alla società civile, al mondo associativo, ma anche alle grandi imprese come Microsoft, Total, Tunisiana, terminando con i classici dello sviluppo, le Nazioni Unite (FAO, ILO, UNIDO, OIM), si sono lanciati in questo programma che offre non solo finanziamento ma anche accompagnamento per un anno. L’iniziativa Souk Attanmia si è dimostrata unica nella sua capacità di costruire una nuova forma di cooperazione tra partners pubblici e privati, e di creare un network che permette ai promotori di espandere i propri orizzonti, di entrare in contatto con organizzazioni internazionali e grandi imprese.
Tra i partners, nessun logo italiano. Tuttavia, gli italiani non mancano: Monica Carco, rappresentante residente dell'UNIDO (organizzazione specializzata nello sviluppo industriale) a Tunisi; Lorena Lando, rappresentante dell’organizzazione mondiale per le migrazioni (OIM). Italiano è anche il coordinatore dell’iniziativa, Emanuele Santi, economista incaricato della Tunisia presso la Banca Africana di Sviluppo. “Oggi la Tunisia ha bisogno di un rilancio economico per riuscire nella transizione politica” afferma, “ed attraverso questo iniziativa vogliamo mostrare che il paese ha il talento necessario per ripartire”. Fughe di cervelli o menti prestate alla cooperazione, queste voci italiane portano con sé la creatività e l’innovazione made in Italy.
È con questo spirito che alla Cité des Sciences salgono sul palco questi nuovi talenti, emersi tra circa 2.000 candidati con un'idea imprenditoriale, un progetto definito o un sogno nel cassetto. Chiunque necessitasse di una somma compresa fra i 5.000 ed i 15.000 Euro ha potuto ricevere un dono per cominciare la propria attività; per cifre superiori è stata facilitata la procedura di richiesta di un prestito, presso istituti di credito, utilizzando questo fondo come garanzia. La commissione di valutatori era composta da rappresentanti di ogni partner: “Tutti hanno contribuito a sviluppare l'idea” spiega Monica Carco, “e ogni partner contribuirá alla sua esecuzione a seconda del proprio settore di competenza”. Sarà Microsoft ad esempio a fare il coaching dei progetti nel settore informatico, mentre la FAO seguirà i progetti agricoli, Total i progetti ambientali ed energetici, etc.
Quello che finora colpisce di più, comunque, è l'enorme partecipazione della società civile, e soprattutto di quelle fasce della popolazione più svantaggiate, vero obiettivo del progetto. I giovani fra i 18 e i 34 anni rappresentano il 54% dei beneficiari, le donne sono un terzo dei candidati selezionati.
“Questi progetti faranno la differenza” spiega Federica Ricaldi, ultima firma italiana del team Soukattanmia, “grazie all’effetto leva, con 1 milione di Euro di sovvenzione, sono stati mobilitati circa 2 milioni addizionali, per un finanziamento totale di 3 volte la cifra iniziale”.
Non si vuole certo elogiare un progetto pilota che deve ancora dare i suoi risultati concreti, ma guardando alla passione e alla creatività con cui viene portata avanti, giorno per giorno, possiamo affermare che a qualche giorno dal secondo anniversario della rivoluzione verrà lanciato un segnale forte ad un paese che e’ ad un bivio storico. Costruire dal basso è possibile, e speriamo, insieme a questi 71 giovani, che il Souk At-tanmia lo dimostrerà a tutti noi.
A proposito del Souk At-tanmia : frutto di un partenariato pilota fra 20 rappresentanti delle organizzazioni pubbliche, delle imprese private, e della società civile, Souk At-tanmia consiste nell’identificazione, nel finanziamento, nell’accompagnamento dei progetti che mettono in valore i talenti, l’innovazione e lo spirito d’impresa al fine di creare impiego e reddito in tutte le regioni della Tunisia.
I partners : Banca Africana di Sviluppo (AfDB), Banca per il finanziamento delle Piccole e Medie Imprese (BFPME), l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), il British Council in Tunisia, la Banca tunisina di solidarietá (BTS), il Centro dei Giovani Dirigenti d’Impresa (CJD), Confederazione delle Imprese cittadine in Tunisia (CONECT), il il Dipartimento di Sviuppo Internazionale inglese (DFID), l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e (FAO), Microsoft, Business School mediterranea (MSB), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), il programma delle Nazioni Unite industriale (ONUDI),il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD), Talan Tunisia, Total Tunisia, l’Associazione Touensa, Tunisiana.
www.soukattanmia.org
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domenica 9 dicembre 2012
Tunisia, verso il 13 dicembre: una seconda rivoluzione
La scorsa settimana l'UGTT, il piu grande sindacao tunisino ha indetto uno sciopero generale, non succedeva dalla rivoluzione, in seguito alla "escalation" di violenze e intimidazioni di forze vicine all'ala radicale di Ennhada.Una seconda rivoluzione? L'inizio della fine di Ennhada? Un Egitto bis? Secondo un eccellente post che abbiamo raccolto su una pagina facebook di un alto funzionario tunisino "Le proteste di ieri hanno il merito di chiarire la natura della battaglia che si gioca oggi nel nostro Paese: da un lato, i sindacalisti e i loro amici a difendere una organizzazione storica che era tutto lotte per la libertà, la democrazia e il progresso del popolo tunisino, dall'altro, la predicazione dell'odio e della violenza di alcuni imam, dotati di un vero e proprio progetto fascista che vede qualsiasi opposizione al governo come eresia.Il futuro del nostro Paese si sta giocando in questo momento e sarà soprattutto il giorno dello sciopero generale il Giovedi 13!"" Il risultato e' molto incerto, ma la posta in gioco e' di certo molto alta.
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giovedì 4 ottobre 2012
Velate o violentate?
..E' il messaggio provocatorio (vedi foto) di una delle centinaia di donne che si son presentate ieri 2 Ottobre a sostegno di Mariam, violentata da 2 poliziotti Tunisini il 3 settembre a Ain Zaighouan e successivamente accusata di atti osceni in luogo pubblico! Per molti, la storia di Mariam, e' il fondo di una rivoluzione fallita, di un ritorno dell'impunita' dell'epoca di Ben Ali, di un governo che non sa piu' controllare il territorio ne le proprie forze dell'ordine (come gia' visto durante l'attacco all'ambasciata e alla scuola americana di qualche settimana fa), come di un'avanzata di un ondata radicale che fa della donna la vittima di un nuovo (anche se molto arcaico) modello di societa dove il moralismo si applica in un unica direzione.
La reazione delle centinaia di attivisti per strade, la campagna di mobilizzazione massiccia sulla rete, il coraggio di una ragazza che non ha avuto peli sulla lingua nel denunciare apertamente i propri aggressori (incluso in televisione) e rivendicare la propria dignita', e' forse l'atra faccia di un paese che vuole lottare per non rientrare nel baratro dell'inpunita', che vuole proteggere i diritti della donna e che si trova a vivere un passaggio molto delicato di una transizione, che oggi quanto mai rimane incerta.
Come al solito da tristezza il continuo disinteresse del nostro paese a questo passaggio delicato. Mentre ministri francesi esprimono solidarieta' alla donna, persino delle Ucraine scendono in piazza, i pochi 70 kilometri che di separano dalla Tunisia sembrano un gran fossato.
La reazione delle centinaia di attivisti per strade, la campagna di mobilizzazione massiccia sulla rete, il coraggio di una ragazza che non ha avuto peli sulla lingua nel denunciare apertamente i propri aggressori (incluso in televisione) e rivendicare la propria dignita', e' forse l'atra faccia di un paese che vuole lottare per non rientrare nel baratro dell'inpunita', che vuole proteggere i diritti della donna e che si trova a vivere un passaggio molto delicato di una transizione, che oggi quanto mai rimane incerta.
Come al solito da tristezza il continuo disinteresse del nostro paese a questo passaggio delicato. Mentre ministri francesi esprimono solidarieta' alla donna, persino delle Ucraine scendono in piazza, i pochi 70 kilometri che di separano dalla Tunisia sembrano un gran fossato.
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lunedì 1 ottobre 2012
Hyper-revolution
Un video sul potere del social networking...da gustare
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domenica 16 settembre 2012
Attacco a scuola americana a tunisi : Questa non e' la Tunisia
E' domenica sera, dopo un fine settimana di follia. Nostro figlio non potra' andare a scuola domani. Come spiegare ad un bimbo di 6 anni che la sua classe (in Tunisia) e' stata bruciata a causa di un film amatoriale girato da un egiziano, negli stati uniti? Come spiegargli il perche' migliaia di tunisini hanno assaltato la sua scuola, dato fuoco alla libreria, rubato i computer, danneggiato i suoi disegni, i suoi ricordi, in nome di un Dio, che dovrebbe significare bonta', generosita', amore. Come spiegare questo video?
Ma chi e' questa gente? Non e' certo il popolo accoglente che ci ospita da 5 anni, non sono certo gli stessi tunisini che hanno eroicamente abbattuto un regime dittatoriale ventennale in nome della dignita'. Gli stessi che il 15 gennaio 2011, quando le milizie di Ben Ali impazzavano nel nostro quartiere, bussavano alla porta, per chiedere se avevamo bisogno di qualcosa. Non sono certo quelli che ci hanno raccontato le loro storie e aiutato a scriverne un libro.
In un momento di rabbia (e oggi ne abbiamo tutti una gran dose), ci chiediamo: Ma dove erano tutti questi eroi? Ma soprattutto dove erano le autorita' tunisine, il suo esercito, la sua polizia in quelle lunghe ore di saccheggio? Dov'era la Tunisia che conosciamo mentre i disegni di bambinii innocenti di 70 nazionalita' andavano in fiamme?
Ci incoraggia una bellissima lettera aperta di un insegnante tunisina. Ci consola la solidarieta' dei genitori e degli studenti piu' grandi che si sono rimboccati la maniche per riaprire la scuola il piu' presto possibile. E che alcuni residenti tunisini vicini abbiano siano riusciti a recuperare una parte della refurtiva, e a denunciarne i ladri. La pagina facebook dell'ambasciata US a Tunisi e' inondata da nuovi likes dal popolo tunisino, magra consolazione, ma che va nella direzione opposta di chi voleva alimentare lo spirito anti-US.
E' l'ora del cambiamento. La Tuinisia deve alzare la voce, differenziarsi e dissociarsi da questi comportamenti criminali. Non a parole ed a posteriori, ma con i fatti!! Oggi la Tunisia non deve cadere alla trappola di chi vuole far fallire la rivoluzione e vuole che si dica "avete voluto la liberta', ecco gli integralisti islamici". Dalla Tunisia ci si attende una risposta forte che riesca a sanare il "senso di inpunita'" che si vive in queste ore. Ci si attende una folla quanto mai numerosa sulle strade di Avenue Bourghiba.
L'Islam e la Tunisia non sono questo, sono ben altri.
Il paese affronta un momento difficile che richiede coraggio e lucidita'. E' chiaro che dietro quelle migliaia di violenti agitatori. c'e' un disegno, c'e' qualcuno che vuole lo scontro a tutti i livelli. Di fronte a tutto cio dobbiamo essere uniti, noi come loro, contro il radicalismo islamico, cosi come contro lo scontro di civilta'. Oggi come mai non dobbiamo cedere alla semplificazione che tutto l'Islam e' violento, ma dobbiamo avere il coraggio di condannare fermamente i fatti di venerdi, tutti indistintamente (Tunisini, ed altri), altrimenti sara' il loro disegno a realizzarsi.
Lunedi ai bimbi sara negata la scuola, sta a noi adulti ricostruirla. Stai a noi ricostruire (non solo con carri armati tardivamente posteggiati all'entrata) la tranquillita' di una societa' e un mondo, basati sul rispetto e la tolleranza.
Ma chi e' questa gente? Non e' certo il popolo accoglente che ci ospita da 5 anni, non sono certo gli stessi tunisini che hanno eroicamente abbattuto un regime dittatoriale ventennale in nome della dignita'. Gli stessi che il 15 gennaio 2011, quando le milizie di Ben Ali impazzavano nel nostro quartiere, bussavano alla porta, per chiedere se avevamo bisogno di qualcosa. Non sono certo quelli che ci hanno raccontato le loro storie e aiutato a scriverne un libro.
In un momento di rabbia (e oggi ne abbiamo tutti una gran dose), ci chiediamo: Ma dove erano tutti questi eroi? Ma soprattutto dove erano le autorita' tunisine, il suo esercito, la sua polizia in quelle lunghe ore di saccheggio? Dov'era la Tunisia che conosciamo mentre i disegni di bambinii innocenti di 70 nazionalita' andavano in fiamme?
Ci incoraggia una bellissima lettera aperta di un insegnante tunisina. Ci consola la solidarieta' dei genitori e degli studenti piu' grandi che si sono rimboccati la maniche per riaprire la scuola il piu' presto possibile. E che alcuni residenti tunisini vicini abbiano siano riusciti a recuperare una parte della refurtiva, e a denunciarne i ladri. La pagina facebook dell'ambasciata US a Tunisi e' inondata da nuovi likes dal popolo tunisino, magra consolazione, ma che va nella direzione opposta di chi voleva alimentare lo spirito anti-US.
E' l'ora del cambiamento. La Tuinisia deve alzare la voce, differenziarsi e dissociarsi da questi comportamenti criminali. Non a parole ed a posteriori, ma con i fatti!! Oggi la Tunisia non deve cadere alla trappola di chi vuole far fallire la rivoluzione e vuole che si dica "avete voluto la liberta', ecco gli integralisti islamici". Dalla Tunisia ci si attende una risposta forte che riesca a sanare il "senso di inpunita'" che si vive in queste ore. Ci si attende una folla quanto mai numerosa sulle strade di Avenue Bourghiba.
L'Islam e la Tunisia non sono questo, sono ben altri.
Il paese affronta un momento difficile che richiede coraggio e lucidita'. E' chiaro che dietro quelle migliaia di violenti agitatori. c'e' un disegno, c'e' qualcuno che vuole lo scontro a tutti i livelli. Di fronte a tutto cio dobbiamo essere uniti, noi come loro, contro il radicalismo islamico, cosi come contro lo scontro di civilta'. Oggi come mai non dobbiamo cedere alla semplificazione che tutto l'Islam e' violento, ma dobbiamo avere il coraggio di condannare fermamente i fatti di venerdi, tutti indistintamente (Tunisini, ed altri), altrimenti sara' il loro disegno a realizzarsi.
Lunedi ai bimbi sara negata la scuola, sta a noi adulti ricostruirla. Stai a noi ricostruire (non solo con carri armati tardivamente posteggiati all'entrata) la tranquillita' di una societa' e un mondo, basati sul rispetto e la tolleranza.
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domenica 19 agosto 2012
Noi tunisine rivoluzionarie di nuovoin piazza per i nostri diritti
Pubblichiamo un articolo di Viviana Mazza, pubblicato sul Corriere , intervistando la nostra "Italiana di Cartagine" Lilia Zaouali.
“Noi tunisine rivoluzionarie di nuovo
Link all'articolo
http://27esimaora.corriere.it/articolo/noi-tunisine-rivoluzionarie-di-nuovo-in-piazza-per-i-nostri-diritti/#.UDE1oSUm9Tk.facebook
“Noi tunisine rivoluzionarie di nuovo
in piazza per i nostri diritti”
Lunedì scorso a Tunisi migliaia di persone hanno manifestato contro la bozza dell’articolo 28 della nuova Costituzione che definisce la donna “complementare” all’uomo anziché dotata di pari diritti. Tra loro c’era Lilia Zaouali, antropologa e scrittrice che vive tra l’Italia, la Francia e la natia Tunisia. “E’ stato bellissimo vedere tante donne e anche tanti uomini dimostrare la loro resistenza ai progetti di Ennahda”.
E’ grazie ai voti del partito islamico al potere in Tunisia che quell’articolo è stato approvato il 1° agosto in sede di commissione parlamentare. Ma la studiosa, che si trova a Biserta, a casa della madre sulla costa tunisina, si dice convinta che, anche grazie alle proteste, nei prossimi mesi il Parlamento respingerà il “principio di complementarità” in nome dell’uguaglianza tra i sessi. “Certo, il rischio c’è, ma negli ultimi giorni anche i rappresentanti di Ennahda hanno sottolineato che si tratta solo di una bozza, mostrando un’apertura ad abolirlo. Secondo me hanno capito che la gente non è d’accordo”.
C’è chi parla di fallimento della rivoluzione per quanto riguarda i diritti delle donne.
“Non ho mai pensato che avremmo ottenuto tutto subito. Forse ci vorranno 10 o 15 anni, ma sono dell’idea che vinceremo. E anche se Ennahda si è imposta alle passate elezioni, non significa che abbiamo fallito, perché dovrà fare dei compromessi con i laici”.
La piazza lunedì ha celebrato il Codice di Statuto Personale approvato nel 1956. Nella Nuova Tunisia le donne si ritrovano a difendere le leggi del passato?
“Celebrare il Codice non significa dimenticare che va migliorato. Quando fu approvato, garantì alle tunisine diritti che altrove non c’erano, in alcuni casi nemmeno in Italia, dal divorzio all’interruzione della gravidanza. Ma non è completo, ha bisogno di riforme: per esempio, in materia di eredità prevede che una donna riceva metà di quanto spetta all’uomo. E poi non ho apprezzato l’elogio del Bourghibismo e del culto della personalità espresso da una parte dei manifestanti. Durante la marcia c’era una bella atmosfera, con slogan audaci che attaccavano Ennahda, ma arrivati al Palazzo dei Congressi un noto attore, Raja Ferhat, che ha fatto carriera sotto il regime ha recitato per ben 25 minuti il ruolo di Bourghiba che toglie il velo alla prima donna e le dà i diritti… Noi abbiamo fatto questa rivoluzione anche contro il culto della personalità. E se Bourghiba ha potuto approvare il Codice, è stato grazie a donne e uomini attivi dagli anni 20. Invece pareva che fosse la Parola di Bourghiba, come Dio col Corano. Siccome la gente che non vuole gli islamisti non sa dove andare e vede che la sinistra non riesce a costruire un fronte unico, allora temo questo ritorno di vecchi personaggi travestiti da nuovi”.
I salafiti ricordano alla gente che i diritti delle donne sono stati promossi dall’odiato regime. Chi li ascolta?
“Avevamo un femminismo di Stato, con il presidente padre della nazione e protettore delle donne: era una strategia per guadagnarsi l’amore del popolo. Ora la propaganda dei salafiti può funzionare nelle fasce popolari più fragili. Ho partecipato a due eventi in quartieri popolari, spiegando l’uguaglianza a scuola a bambini che non avevano nemmeno le scarpe. In un caso i salafiti hanno organizzato una festa per sottrarci il pubblico. Ma i piccoli erano entusiasti quando spiegavo che una bambina può diventare comandante di marina. Poi hanno fatto una gara di disegno, e nei loro ritratti di donne, nessuna aveva il velo. Tutte le mamme di questi bambini sono velate, eppure, a quanto pare, il velo per loro non fa parte della personalità”.
Cos’è cambiato per la sua generazione rispetto a quella di sua madre?
“Mia madre ha 74 anni e non è mai stata a scuola. Mio nonno mandò solo i figli maschi, e lei ha vissuto chiusa, dai suoi, fino alle nozze. Poi mio padre, che non era un professore ma un meccanico navale, le disse: “Se vuoi venire al cinema con me, togli il velo”. E lei scelse il cinema. Mia madre ha sempre seguito i movimenti femministi, pur senza sapere leggere e scrivere, perché nei primi anni 60 ci fu una grande presa di coscienza dell’essere umano, uomo e donna, con una fierezza che non c’era sotto il colonialismo. E dopo il 14 gennaio, e la caduta del regime, noi abbiamo ritrovato la fierezza e cerchiamo di non perderla”.
C’è chi parla di fallimento della rivoluzione per quanto riguarda i diritti delle donne.
“Non ho mai pensato che avremmo ottenuto tutto subito. Forse ci vorranno 10 o 15 anni, ma sono dell’idea che vinceremo. E anche se Ennahda si è imposta alle passate elezioni, non significa che abbiamo fallito, perché dovrà fare dei compromessi con i laici”.
La piazza lunedì ha celebrato il Codice di Statuto Personale approvato nel 1956. Nella Nuova Tunisia le donne si ritrovano a difendere le leggi del passato?
“Celebrare il Codice non significa dimenticare che va migliorato. Quando fu approvato, garantì alle tunisine diritti che altrove non c’erano, in alcuni casi nemmeno in Italia, dal divorzio all’interruzione della gravidanza. Ma non è completo, ha bisogno di riforme: per esempio, in materia di eredità prevede che una donna riceva metà di quanto spetta all’uomo. E poi non ho apprezzato l’elogio del Bourghibismo e del culto della personalità espresso da una parte dei manifestanti. Durante la marcia c’era una bella atmosfera, con slogan audaci che attaccavano Ennahda, ma arrivati al Palazzo dei Congressi un noto attore, Raja Ferhat, che ha fatto carriera sotto il regime ha recitato per ben 25 minuti il ruolo di Bourghiba che toglie il velo alla prima donna e le dà i diritti… Noi abbiamo fatto questa rivoluzione anche contro il culto della personalità. E se Bourghiba ha potuto approvare il Codice, è stato grazie a donne e uomini attivi dagli anni 20. Invece pareva che fosse la Parola di Bourghiba, come Dio col Corano. Siccome la gente che non vuole gli islamisti non sa dove andare e vede che la sinistra non riesce a costruire un fronte unico, allora temo questo ritorno di vecchi personaggi travestiti da nuovi”.
I salafiti ricordano alla gente che i diritti delle donne sono stati promossi dall’odiato regime. Chi li ascolta?
“Avevamo un femminismo di Stato, con il presidente padre della nazione e protettore delle donne: era una strategia per guadagnarsi l’amore del popolo. Ora la propaganda dei salafiti può funzionare nelle fasce popolari più fragili. Ho partecipato a due eventi in quartieri popolari, spiegando l’uguaglianza a scuola a bambini che non avevano nemmeno le scarpe. In un caso i salafiti hanno organizzato una festa per sottrarci il pubblico. Ma i piccoli erano entusiasti quando spiegavo che una bambina può diventare comandante di marina. Poi hanno fatto una gara di disegno, e nei loro ritratti di donne, nessuna aveva il velo. Tutte le mamme di questi bambini sono velate, eppure, a quanto pare, il velo per loro non fa parte della personalità”.
Cos’è cambiato per la sua generazione rispetto a quella di sua madre?
“Mia madre ha 74 anni e non è mai stata a scuola. Mio nonno mandò solo i figli maschi, e lei ha vissuto chiusa, dai suoi, fino alle nozze. Poi mio padre, che non era un professore ma un meccanico navale, le disse: “Se vuoi venire al cinema con me, togli il velo”. E lei scelse il cinema. Mia madre ha sempre seguito i movimenti femministi, pur senza sapere leggere e scrivere, perché nei primi anni 60 ci fu una grande presa di coscienza dell’essere umano, uomo e donna, con una fierezza che non c’era sotto il colonialismo. E dopo il 14 gennaio, e la caduta del regime, noi abbiamo ritrovato la fierezza e cerchiamo di non perderla”.
Link all'articolo
http://27esimaora.corriere.it/articolo/noi-tunisine-rivoluzionarie-di-nuovo-in-piazza-per-i-nostri-diritti/#.UDE1oSUm9Tk.facebook
martedì 24 luglio 2012
Non Ho piu Paura compie un anno
Da queste stesse pagine da cui e’ nato il libro, scriviamo un GRAZIE a tutti coloro che ci hanno fatto vivere queste emozioni, e che lo fanno tutt’ora, rendendo questo un libro un opera collettiva, viva che continua a parlare e a creare ponti. A un anno dalla sua stampa, « non ho piu’ paura » non sara' diventato un bestseller, ne ci ha reso famosi, ma ci ha regalato emozioni impagabili, nuove amicizie e ci ha resi protagonisti di un avvicinamento tra tra paesi e persone che per un momento non avevano né una frontiera né un mare a separarli.
| La mamma di Bouaziz, nella sua casa |
Non ho piu paura, il libro/ diario degli italiani di cartagine sulla rivoluzione tunisina compie un anno dalla sua publicazione. Nato da queste stesse pagine e aricchitosi di interviste di giornalisti, bloggers, familiari di martiri, artisti e uomini e donne comuni, il libro è stato in realtà un viaggio di scoperta nelle cause profonde della rivolta, ricercate attraverso testimonianze dirette, riflessioni e impressioni a caldo prese nei giorni immediamente successivi alle 30 storiche giornate che hanno cambiato la storia della Tunisia, e arricchito dalle esperienze personali di una familia a due passi dal palazzo presidenziale. E’ stato un viaggio alla scoperta per noi stesso, fatto di varie tappe decisive, come la visita a Sidi Bousid il 1 febbraio 2011, l’incontro con la famiglia di Bouazizi, nella loro umile dimora, le lacrime gli occhi azzurri dell’anziana madre del martire, la dignita’ e l’orgoglio degli abitanti di Sidi Bousid, fieri di poter accogliere e raccontare la propria realta’ ai primi stranieri in visita, pronti ad a sfoggiare la memoria fresca di chi riusciva a scandire ogni minuto di quei tragici momenti in cui l’ambulante tunisino si e’ stato fuoco dando vita alla rivolta. E’ stato un viaggio che ci ha portato a scoprire le potenzialita’ di un paese e la dinamicita’ di una gioventu, come attraverso l’intervista del panettiere di Kasserine, avvenuta via skype, raccontandoci tappa per tappa gli eventi delle stragi compiute in quella citta’ facendoci navigare nel suo computer su google earth. E’ un viaggio fatte di interviste, dove le lacrime stentavano a non uscire, come quella della famiglia del martire di Hammamet, o i brividi di fronte a chi come Mourad Ben Cheick ci raccontava le emozioni della scoperta dei microfoni nascosti nel suo appartamento o le lascime del poliziotto che si e trovato a confrontare a Avenue Boughiba naso contro naso. E’ un viaggio che ha conosciuto dei momenti di grande visibilita’ ed entusiasmo, come le apparizioni su Sky, ospiti due volte di Pola Saluzzi, varie presentazioni, ma anche delusioni sugli alti e bassi delle apparizioni sui distratti mezzi di comunicazione italiani, la mancata distribuzione e la scarsa visibilita’ spesso regisrata in alcune librerie. Un libro che si e’ arricchito da una comunita’ di tante mani, nuovi amici, scrittori, artisti, ragazzi e ragazze che a vario modo hanno conrtibuito alla stesura di questo libro, con racconti, commenti e semplici incoraggiamenti, come i vari posts ricevuti sulla nostra fan page, uno piu di tutti quello di una tunisina residente in Italia da anni, che ci ha ringraziato dicendosi che « solo le lacrime riuscivano a frenare la lettura del libro ». Libro divorato dunque, soprattutto per chi con quelle pagine ha voluto rivivere quello che non ha potuto, vittime spesso di una migrazione « forzata » dalla ricerca di un futuro migliore, da una residenza in un paese non proprio, vite e realta’ distanti, che in quel momento, in quei giorni sabbiamo sentito quanto mai vicine.
![]() |
| Presentazione a Roma con L. Borsatti, F. Bellino e A.Hafiene |
giovedì 19 gennaio 2012
Tunisia: Esportare il Cambiamento
Riceviamo e condividiamo un interessante video che merita esser visto
venerdì 13 gennaio 2012
13 gennaio - succedeva un anno fa
Ad un giorno dal primo anniversario della rivoluzione, riportiamo il racconto del pomeriggio e della quella sera del 13 gennaio, preludio della manifestazione del giorno dopo e della fuga di Ben Ali, 1 anno esatto, come abbiamo scritto sul nostro libro
Pierrick prosegue il suo racconto: «Entra il direttore dell’Istituto:
“Dovremo evacuare l’edificio, mi dispiace, non
avremmo dovuto farla venire, è troppo pericoloso”, mi dice.
Ma la sua decisione di chiudere il centro mette tutti in strada, in
mezzo al caos. Gli addetti alla sicurezza ci fanno uscire da una
porta posteriore. Hanno appena sparato lacrimogeni. La gente
si avvolge sciarpe intorno al viso per evitare di inalare gas e affretta
quanto più possibile il passo. Uomini, donne, bambini,
anziani: vanno tutti nella stessa direzione. Per le strade quasi
non ci sono veicoli; tutti i negozi sono chiusi. Le esplosioni
continuano, ma sembrano avvenire a distanza. Non ci sono più
tram o autobus, i pochi taxi sono pieni. Alcune macchine fanno
la spola per offrire passaggi a una folla in fuga».
In serata il presidente gioca la sua ultima carta: per la prima
volta in ventitré anni di potere Ben Ali pronuncia un discorso
in arabo-tunisino, nel tentativo estremo di riavvicinarsi
al popolo, usando questa volta un tono completamente diver-
arrestare e punire i responsabili; dichiara di avere commesso
degli errori perché mal consigliato e male informato sullo stato
reale del paese. Promette libertà di stampa e di espressione,
illimitato accesso alla rete e democrazia. Promette ancora di
diminuire il prezzo del pane e della farina e di non candidarsi
alle elezioni del 2014.
È un rivolgimento completo rispetto ai discorsi precedenti.
Ma, soprattutto, chiude con una frase che farà storia:
“vi ho capito”. Sono le stesse parole di un famoso discorso
che il generale De Gaulle pronunciò il 4 giugno 1958
in Algeria quando, cercando di calmare i
francese locale), lasciò credere che fosse determinato
a mantenere l’Algeria sotto il controllo della Francia. Il suo
discorso alimentò tra i coloni illusioni e speranze, amaramente
tradite dall’indipendenza dell’Algeria che seguì a breve.
Una scelta non casuale, che farà discutere. A qualche settimana
da quel discorso un’organizzazione si ispirerà alle parole
«vi ho capito» per lanciare una piattaforma di educazione
civica e di sostegno alla democrazia.
Immediatamente, viene tolto il divieto d’accesso a YouTube.
«Seicento nuovi disoccupati», commenta sarcastica Wafa,
da pochi mesi a Barcellona per sfuggire a un paese che non
offre opportunità, riferendosi ironicamente agli impiegati statali
addetti alla censura del web che perderanno il lavoro.
Sul blog in italiano di Bousufi
in Italia, appare un post pieno di foto di giovani uccisi da
armi da fuoco: «Ottanta fratelli sono morti solo per questa
vedere lo zucchero costare mezzo centesimo in meno? No, sono
morti per la libertà della propria terra, per il riscatto dei loro
cari da un domani colmo di menzogne e di paura, per un
futuro senza Ben Ali. I fratelli sono morti per noi tunisini del
mondo, sono morti per il nostro futuro. Fratelli miei, mi vergogno
di non aver lottato con voi, voi che a ogni mio ritorno a
casa mi aspettavate a braccia aperte».
Pochi minuti dopo il discorso del presidente si sentono
strombazzare innumerevoli clacson a festa. Ma com’è possibile
– ci si domanda – che in pieno coprifuoco alcuni tunisini rischino
di essere uccisi per uscire a festeggiare le parole del
dittatore? E se il movimento si fermasse? Cresce la paura, in
particolare tra chi è stato più attivo. «Se finisse così, con qualche
concessione? – si chiede Monique, come tanti altri, dopo
le prime reazioni della gente – Il regime riprenderebbe la sua
vecchia politica, e sicuramente la vita e la libertà degli attivisti
sarebbero a rischio. Dopo qualche mese tutti dimenticherebbero
e Ben Ali avrebbe la sua vendetta». Anche Ahmed Hafiene,
da Roma, non può fare altro che sperare che il movimento
continui, «perché se la rivolta finisce qui, Ben Ali verrà a cercare
i manifestanti uno a uno nelle loro case».
Anche alcuni coraggiosi rompono il coprifuoco per uscire
a vedere chi festeggia: video e testimonianze oculari rivelano
che in realtà si tratta di macchine in affitto (le targhe sono tutte
blu e bianche), il cui rumore di clacson è stranamente identico.
«È una farsa», dice Mourad, il regista, «quelli che festeggiano
gridano tutti una cosa sola: “Viva Ben Ali”. Venite domani
alla manifestazione e faremo la conta di quanti slogan la
gente riesce a inventare».
La notizia dei finti festeggiamenti e delle auto noleggiate
dal partito giunge a Parigi, ed è trasmessa anche da France 24:
«È tutto falso, orchestrato dagli uomini di Ben Ali». Nella
notte riprendono gli spari. Ma come? Il presidente non aveva
detto che non ci sarebbero più state violenze?
La rivoluzione è salva, nella notte circolano messaggi e appelli
ancora più forti, e le adesioni alla manifestazione del
giorno dopo aumentano"estratto da Russo, Santi, 2011, Non Ho Piu' Paura, Diario di Una Rivoluzione, Gremese Editoreso. Condanna l’uso delle armi nella repressione e promette difahim tukum,Pieds-Noirs (la comunità , tunisino immigrato da annicausa? Solo per rendere YouTube visibile in Tunisia? Solo per
giovedì 10 novembre 2011
Berlusconi degage
So che questo titolo sembrera' per molti inapprorpiato, soprattutto su un blog sulla Tunisia. Eppure il filo che lega i due paesi e' quanto mai forte in questi giorni. Proprio qulche giorno fa in Tunisia si festeggiava il primo 7 Novembre (anniversario del colpo di stato di Ben Ali) senza il presidente tunisino. E' nella stessa settimana che Berlusconi, amico di Ben Ali e altri dittatori del Nord Africa, annuncia (o meglio fa annunciare) la sua partenza. Almeno il dittatore Tunisino aveva avuto il coraggio (o l'opportunismo) di offrire le proprie scuse alla nazione con il famoso discorso "vi ho ascotato" e che riportiamo per il ricordo e ...e la gioia di molti
Come e' possibile che il nostro grande comunicatore, colui che piu' di ogni altro ha mostrato grandi capacita' di manipolazione della verita' e comunque di dialogo (anche se spesso unidirezionale), non abbia avuto il coraggio di lanciare un discorso alla nazione? E' forse l'esperienza del Nord Africa dove tali tentativi hanno fallito miseramente? O e' la pressione della gente e della rete che rende la sua partenza inelluttabile?, come questa piccola rete su facebook e tanti altri gruppi ben numerosi che comunquegia' da tempo indicano la via maestra del "Degage". Oltre ai paralleli con il famoso discorso di Ben Ali, vi riportiamo il video dei rivoltosi della Kasbah (la seconda rivoluzione Tunisina), che a gran coro inneggarono gia' nel mese di Marzo che Berlusconi doveva seguire la strada dell'appena decaduto Ben Ali
Finiamo per dare un piccolo annuncio ai naviganti del web sugli ultimi aggiornamenti in Tunisia, dove si sta preparando un governo di grandi intese. Se sul fronte politico si prepara la transizione in un crima di calma, sul fronte economico la crisi si fa dura con il numero di disoccupati che oltrepassa i 700,000. A queste cifre si aggiungono oltre 1 milione di precari. Cifre che sembrerebbero limitate, se non si ricorda che la popolazione tunisia e' di solo 10 milioni di persone. Anche su questo fronte Italia e Tunisia appaiono quanto mai simili. Una volta liberatoci del nostro Ben Ali, e' su un grande fronte, quello dell'occupazione e precariato, che si giochera' la grande sfida
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domenica 16 ottobre 2011
Rivolte a confronto, le infiltrazioni estremiste che fanno male
Negli ultimi giorni l'Italia e la Tunisia hanno vissuto dei paralleli e dei contrasti assordanti per chi come noi, si trova semre piu nel mezzo di queste due sponde del mediterraneo ch si attraggono e si respingono. L'Italia vive oggi un dramma per molti aspetti simile a quello che si viveva qui nel dicembre dello scorso anno. Precarieta' dilagante, disoccupazione giovanile alle stelle, diparita' regionale, ma soprattutto lo sconforto che la fine del regime non sia piu; cosi vicina. Cosi come nella seconda meta' del 2010, la campagna per la ricandidatura di Ben Ali e la revisione della costituzione per un ennesimo mandato frantumo' ogni speranza di un cambiamento gradule, similmente lo "schiaffio in faccia" dell' ennesma fiducia al governo Berlusconi ottenuta il 14 Ottobre, mi fa sentire nella pelle quella frustrazione che sentivano in Tunisini prima della rivoluzione, mutatis mutandis. Le vibrazioni della mia rabbia si incontrano certamente con tutti coloro che nella sponda Nord stanno perdendo le speranze. chi ormai non nutre piu' nessuna speranza in un cambiamento. Rabbia che si scontra con le immagini dei black blocks, riportata abilmente da Claudia Vago in un suo articolo, con cui si chiede come e' possibile che l'Italia non possa seguire l'esempio di altri paesi nell'ondata di una rivolta pacifica, proposiva e per questo vincente. La foto che circola si facebool su un sospetto uomo delle forze, servizi segreti, o quant'altro che fa il palo ai Black blocks mi ricorda i racconti della Kasbah (il movimento che ha fatto cadere i primi governi di transizione tunisini fino ad un epurazione di uomini dell'RCD), quando personaggi sospetti spargevano siringhe e spinelli per mostrare che si trattasse di un gruppo di drogati.Se dietro i back blocks ci sia lo stato, dei fanatici o quant'altro lo affermera' la storia, ma il risultate e' che di quella protesta ora si ricordano quelle immagini prima di tutto e il dibattito e' sulla madonnina rotta o sul ruolo della polizia, invece che sulla richiesta di dignita' (karama direbbero da queste parti) emerso dalla piazze e le risposte da dare al paese. Un messaggio di speranza, che vale per tutte le due sponde e' emerso poche ore fa ore fa a Place Pasteur, nel centro di tunisi, dove una centinaia di ragazzi e ragazzi Tunisini hanno indetto una marcia spontanea contro gli estremismi e le polarizzazioni del giorni passati.. I Tunisini lo hanno capito e lo hanno mostrato. L'estremismo non fa che favorire lo status quo, ci vuole una rivolta propositva, non-violenta e soprattutto continua. La speranza e' che dopo che i riflettori si spengono su qesta vicenda, il popolo Italiano sia offrire quella determinazione e continuita che i Tunisini hanno saputo dare nei gloriosi 30 giorni, che abbiamo raccontato nel nostro libro, e che hanno permesso una rivolta epocale. Che la lotta continui, e mai come oggi dobbiamo essere uniti!
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lunedì 10 ottobre 2011
dai quotidiani italiani
Gli attacchi degli islamisti in Tunisia
da "il Post" del 9 Ottobre 2011
«A due settimane dalle prime elezioni dopo Ben Ali aumentano gli assalti degli estremisti: oggi è stata attaccata una tv che aveva trasmesso Persepolis»
A due settimane dalle prime elezioni libere dopo la caduta di Ben Ali, gli estremisti islamici agitano la Tunisia. Ieri mattina un gruppo di islamisti ha fatto irruzione nell’università di Susa, a 150 chilometri a sud della capitale Tunisi, dopo che una studentessa non era stata ammessa perché indossava il niqab, il velo totale delle donne musulmane che copre tutto il corpo a eccezione degli occhi. Poche ore dopo circa 200 estremisti sono entrati nell’edificio, minacciando i professori ed esponendo cartelli contro il divieto del velo totale deciso dal ministero tunisino dell’istruzione all’inizio dell’anno accademico. In serata circa duecento donne tunisine, venute a sapere delle aggressioni di Susa su Facebook, sono scese in strada nella periferia di El Menzah, una città della Tunisia, per protestare contro il raid degli estremisti.
La tensione è tornata a salire nella giornata di oggi, quando centinaia di islamisti sono tornati a protestare all’università di Tunisi contro il divieto del niqab negli atenei, per poi spostarsi a nord della città, nel quartiere popolare di Jebel El Ahmar, dove hanno attaccato la polizia in tenuta antisommossa con pietre, coltelli e bastoni al grido di “Allahu akbar” (“Allah è grande”). Testimoni riferiscono di poliziotti in fuga dai manifestanti, che in seguito sarebbero stati comunque dispersi.
Le violenze, tuttavia, sono proseguite. Sempre oggi un gruppo di circa trecento salafiti ha attaccato a Tunisi la tv privata Nessma (di cui tra l’altro è azionista anche Mediaset). Dopo aver minacciato di morte editori e giornalisti, gli estremisti hanno tentato, senza successo, di dar fuoco agli studi televisivi, prima di essere respinti dalla polizia. L’attacco dei salafiti è scaturito dalla recente messa in onda di Persepolis, il film di animazione di Marjane Satrapi ispirato al suo omonimo graphic novel. Il film racconta, attraverso gli occhi di una bambina, gli ultimi giorni dello scià iraniano prima della rivoluzione dell’ayatollah Khomeini. «Subito dopo la messa in onda del film, abbiamo ricevuto minacce di morte su Facebook», ha dichiarato il presidente di Nessma, Nebil Karoui.
L’attacco di Nessma ha ricordato un episodio di violenza molto simile, accaduto lo scorso giugno, quando un gruppo di salafiti attaccò un cinema di Tunisi per aver proiettato il film Ni Dieu, Ni Maitre (“Nessun dio, nessun maestro”) della regista franco-tunisina Nadia El Fani, una pellicola molto critica nei confronti delle fazioni più estreme e politicizzate dell’Islam. Nel febbraio scorso, invece, a poche settimane dalla caduta di Ben Ali, decine di islamisti avevano provato a dare fuoco a un quartiere di Tunisi famoso per i suoi bordelli che, secondo gli estremisti, «devono essere tutti chiusi, perché le donne in Tunisia non possono essere trattate come divinità».
Nelle elezioni del 23 ottobre, le prime della Tunisia liberata nove mesi fa dal regime di Ben Ali, si voterà per eleggere l’Assemblea costituente, che sarà incaricata di redigere una nuova Costituzione. Secondo gli ultimi sondaggi, tra le ottanta liste iscritte, il partito islamista Ennahda dovrebbe ottenere il maggior numero di voti. Come in seguito all’attacco alla tv Nessma, i vertici di Ennahda hanno spesso preso le distanze da simili episodi violenti, dichiarando di voler applicare i principi islamici con “la giusta moderazione”. Tuttavia, come nel caso del film di Nadia El Fani, secondo Ennahda alcuni attacchi degli estremisti vengono scatenati “da alcune provocazioni contro l’Islam”.
Per leggere l'articolo clicca: QUI
da "il Post" del 9 Ottobre 2011
«A due settimane dalle prime elezioni dopo Ben Ali aumentano gli assalti degli estremisti: oggi è stata attaccata una tv che aveva trasmesso Persepolis»
A due settimane dalle prime elezioni libere dopo la caduta di Ben Ali, gli estremisti islamici agitano la Tunisia. Ieri mattina un gruppo di islamisti ha fatto irruzione nell’università di Susa, a 150 chilometri a sud della capitale Tunisi, dopo che una studentessa non era stata ammessa perché indossava il niqab, il velo totale delle donne musulmane che copre tutto il corpo a eccezione degli occhi. Poche ore dopo circa 200 estremisti sono entrati nell’edificio, minacciando i professori ed esponendo cartelli contro il divieto del velo totale deciso dal ministero tunisino dell’istruzione all’inizio dell’anno accademico. In serata circa duecento donne tunisine, venute a sapere delle aggressioni di Susa su Facebook, sono scese in strada nella periferia di El Menzah, una città della Tunisia, per protestare contro il raid degli estremisti.
La tensione è tornata a salire nella giornata di oggi, quando centinaia di islamisti sono tornati a protestare all’università di Tunisi contro il divieto del niqab negli atenei, per poi spostarsi a nord della città, nel quartiere popolare di Jebel El Ahmar, dove hanno attaccato la polizia in tenuta antisommossa con pietre, coltelli e bastoni al grido di “Allahu akbar” (“Allah è grande”). Testimoni riferiscono di poliziotti in fuga dai manifestanti, che in seguito sarebbero stati comunque dispersi.
Le violenze, tuttavia, sono proseguite. Sempre oggi un gruppo di circa trecento salafiti ha attaccato a Tunisi la tv privata Nessma (di cui tra l’altro è azionista anche Mediaset). Dopo aver minacciato di morte editori e giornalisti, gli estremisti hanno tentato, senza successo, di dar fuoco agli studi televisivi, prima di essere respinti dalla polizia. L’attacco dei salafiti è scaturito dalla recente messa in onda di Persepolis, il film di animazione di Marjane Satrapi ispirato al suo omonimo graphic novel. Il film racconta, attraverso gli occhi di una bambina, gli ultimi giorni dello scià iraniano prima della rivoluzione dell’ayatollah Khomeini. «Subito dopo la messa in onda del film, abbiamo ricevuto minacce di morte su Facebook», ha dichiarato il presidente di Nessma, Nebil Karoui.
L’attacco di Nessma ha ricordato un episodio di violenza molto simile, accaduto lo scorso giugno, quando un gruppo di salafiti attaccò un cinema di Tunisi per aver proiettato il film Ni Dieu, Ni Maitre (“Nessun dio, nessun maestro”) della regista franco-tunisina Nadia El Fani, una pellicola molto critica nei confronti delle fazioni più estreme e politicizzate dell’Islam. Nel febbraio scorso, invece, a poche settimane dalla caduta di Ben Ali, decine di islamisti avevano provato a dare fuoco a un quartiere di Tunisi famoso per i suoi bordelli che, secondo gli estremisti, «devono essere tutti chiusi, perché le donne in Tunisia non possono essere trattate come divinità».
Nelle elezioni del 23 ottobre, le prime della Tunisia liberata nove mesi fa dal regime di Ben Ali, si voterà per eleggere l’Assemblea costituente, che sarà incaricata di redigere una nuova Costituzione. Secondo gli ultimi sondaggi, tra le ottanta liste iscritte, il partito islamista Ennahda dovrebbe ottenere il maggior numero di voti. Come in seguito all’attacco alla tv Nessma, i vertici di Ennahda hanno spesso preso le distanze da simili episodi violenti, dichiarando di voler applicare i principi islamici con “la giusta moderazione”. Tuttavia, come nel caso del film di Nadia El Fani, secondo Ennahda alcuni attacchi degli estremisti vengono scatenati “da alcune provocazioni contro l’Islam”.
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domenica 28 agosto 2011
Tunisia: la storia che si riscrive, la rabbia di Sidi Bousid
"Ho paura che la storia verra' riscritta - ci raccontava gia a Gennaio, Nejiib Chouaibi, 34 anni, professore che vive a Sidi Bouzid, il 24 gennaio, quando iniziammo il percorso che ci ha permesso di scrivere il libro Non ho più paura. Tunisi diario di una Rivoluzione. "Come con Bourghiba e con Ben Ali, quando la storia fu iscritta in favore del Sahel, temo che anche questa rivoluzione verra' riscritta in favore dell'elite di Tunisi, che si e' svegliata tardi" ci raccontava. Dalla 14 gennaio infatti, Tunisi e' al centro di eventi, celebrazioni attorno alla rivoluzione. C'e' anche il progetto di fare un museo della rivoluzione. Luogo scelto: Tunisi. Parlandone con una degli autori di questo progetto vi viene detto "E' a Tunisi che si e' compiuta la rivoluzione ed e' a Tunisi - non a Sidi Bousid - che il museo deve farsi!". Itene Panighetti, giornalista di Brescia e membro di Italiani di Cartagine, e' tornata a trovare Nejib e ci racconta che dalla citta' del centro della Tunisia, le cose non sono cambiate. “La rivoluzione tunisina non è del 14 gennaio, ma del 17 dicembre!”: è fermo e deciso Nejib Chouaibi, paese all’interno della Tunisia da dove è scoppiata la miccia che ha fatto esplodere il paese. Incontrato in un caldissimo giorno di fine agosto grazie al contatto degli italiani di Cartagine, (che hanno citato Nejib nel loro libro), Nejib, rifiuta con forza la data del 14 gennaio, che invece tutti, confesso me compresa - racconta Irene - hanno preso come data simbolo della rivoluzione tunisina. "No. La data è il 17 dicembre, giorno in cui si è dato fuoco, perdendo poi la vita il 4 gennaio, Mohammed Bouazizi. Non è una questione di lana caprina, ma un prospettiva fondamentale sotto la quale osservare la recente storia tunisina: se si parla della rivoluzione del 14 gennaio si mette al centro Ben Alì, viceversa se si dice del 17 dicembre in primo piano c’è il gesto di Bouazizi e la reazione del popolo". Facile quindi capire e condividere la rabbia di Nejib e della gente di Sidi Bouzid, che oggi si sentono oltraggiati e offesi, anche da chi, come me, senza pensarci ha commesso questo errore. L’invito quindi è a cambiare prospettiva quando si parla della rivoluzione tunisina, in ogni contesto, dalle chiacchere alle interviste "ai..futuri libri degli italiani di Cartagine, che aspetto con gioia"….e magari una speranza, che un giorno si possa creare il Museo della Rivoluzione proprio a Sidi Bousid, dove tutto e' nato. Per info e sostegni progetto, contattate italianidicartagine@gmail.com
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