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giovedì 28 febbraio 2013

Tunisia, perché ora Ennahda deve fare un passo indietro

Da Reset-Dialogues on Civilizations; intervista di Francesca Bellino

Nonostante la crisi politica che regna in Tunisia dal 6 febbraio, giorno dell’assassinio del leader dell’opposizione Chokri Belaid, secondo Slaheddine Jourchi, “il Paese ha ancora reali possibilità di edificare uno Stato emancipato e civile”. Jourchi, giornalista, ricercatore, tra i maggiori esperti di politica tunisina, attivista per i diritti umani e, dallo scorso 13 febbraio, tra le 16 personalità scelte per il consiglio dei saggi nominato per trovare soluzioni al caos politico creatosi dopo la morte di Belaid, pensa che le priorità rimangano quella di concludere i lavori dell’Assemblea per la nuova Costituzione e di fissare la data delle prossime elezioni parlamentari. “È vero, ci sono divisioni nei ranghi dell’élite e il fenomeno della violenza desta preoccupazione – dice –, ma c’è una presa di coscienza collettiva sulla necessità di ricorrere alle urne e di condannare l’uso della violenza come strumento di cambiamento”. Intanto, dopo le dimissioni del premier Hamadi Jebali, in seguito alla poco acclamata proposta di nominare un nuovo governo di tecnici, il presidente della repubblica, Moncef Marzouki, ha dato l’incarico di premier al ministro dell’interno Ali Laarayedh, proposto dal partito di maggioranza Ennahda per formare la lista dei nuovi ministri in una decina di giorni.

Cosa rappresenta l’assassinio di Chokri Belaid nella storia della Tunisia?
L’assassinio di Chokri Belaid non è solo un crimine molto grave, ma rappresenta una spaccatura nella storia attuale della Tunisia post-rivoluzionaria. Quest’omicidio ha dimostrato che la scena politica sta scivolando verso la violenza politica. Ci sono tunisini pronti a eliminare i loro avversari per fini ideologici, per interessi di parte, o per servire forze esterne.

Come commenta la proposta di Hamadi Jebali di un governo di tecnocrati, le successive reazioni fino alle sue stesse dimissioni giunte il 19 febbraio?
La proposta di Jebali era basata su una costatazione netta e chiara: dopo 14 mesi di esperienza la coalizione al potere ha fallito. Le cause sono varie, ma in primo luogo il ruolo dei partiti è stato negativo e l’impatto delle loro lotte interne per prendere il potere ha indebolito il governo. Questo è il motivo per cui Jebali ha reagito proponendo un governo di tecnocrati che avrebbe potuto garantire una separazione tra tutti i partiti, compreso Ennahda e le sue attività di governo. Sarebbe stata la soluzione ideale per salvare la seconda fase di transizione democratica. Ma la reazione negativa di Ennahda ha fatto abortire quest’ipotesi spingendo appunto Jebali alle dimissioni, dimissioni che lasciano Ennahda isolata in un angolo, mentre spingono gli altri partiti ad assumersi le proprie responsabilità. Quel che più si teme oggi è di vedere i partiti diventare parte del problema mentre il popolo li percepiva precedentemente parte della soluzione.

Dunque Ennahda attraversa una crisi di legittimità?
Ennahda crede di star difendendo la legittimità elettorale e, visto che ha vinto le elezioni, pensa che sia suo diritto continuare a governare. Questo può essere un punto di vista logico, ma la fase di transizione attuale è difficile e complessa e necessita uno sforzo per unire tutto. Ma siccome il movimento islamista non possiede un’esperienza reale nel gestire il potere, e vista la crescente collera popolare, per il bene del Paese è diventato necessario allontanare momentaneamente Ennahda dal potere. Questa necessità non significa affatto un disconoscimento dei risultati elettorali, oppure una cospirazione contro la legittimità elettorale.
La Tunisia ha bisogno oggi di un’altra forma di legittimità, una legittimità consensuale da esercitare fino alle prossime elezioni mentre la corrente islamica rimane oggi prigioniera della sua brama di rimanere al potere. Ennahda ha paura che un suo eventuale ritiro abbia delle conseguenze negative sul suo futuro politico, tutto questo nonostante la caduta della sua popolarità negli ultimi mesi dovuta, per lo più, agli innumerevoli errori commessi.

Quali sono le sfide più importanti necessarie per garantire la transizione democratica? La Tunisia potrà essere un paese laico e progressista?
Accanto alle sfide economiche che determineranno il divenire della rivoluzione, le sfide nel campo della sicurezza pesano non poco sulla vita politica. A ogni miglioramento della situazione della pubblica sicurezza, segue però sempre un momento di ricaduta. E quel che complica ancora di più questa situazione sono l’assenza di stabilità in Libia e l’espansione delle attività di al Qaeda in Algeria e in Mali. Ma nonostante questo, la Tunisia ha ancora reali possibilità di edificare uno Stato emancipato e civile.
Benché oggi si veda un sensibile aumento del numero dei salafiti in Tunisia, bisogna riconoscere che i tunisini sono piuttosto attaccati a un Islam moderato. Si tratta di un popolo che non è attratto dalla radicalità religiosa, non ama la violenza, e non gradisce di essere governato da partiti che possano portarlo a vivere in uno stato di isolamento dal resto del mondo. I movimenti di modernizzazione si affacciarono in Tunisia già due secoli fa ed è impossibile cancellarne i risultati in pochi anni.

Secondo lei dove potrebbe portare una eventuale deriva islamico-salafita?
Il fenomeno islamico in Tunisia, come in tutto il mondo arabo, è complesso e vario. Ennahda, che ha scelto un approccio centrista, soffre oggi degli effetti negativi della sua esperienza di governo. Sarebbe difficile prevedere ora i risultati di questa esperienza, ma potrebbe uscirne più indebolita, più umile, aperta alla cooperazione con il resto dei partiti laici.
Certamente l’influenza delle correnti salafite sulle basi di Ennahda è diventata più evidente. In assenza di innovazioni più approfondite in materia di riforma religiosa, il clima generale in Tunisia, e anche a livello internazionale, potrebbe fornire un terreno adatto per l’espansione delle correnti conservatrici. In questo scenario, è pericoloso che la debolezza dello Stato continui e che si allunghi la fase di transizione, il rischio è che da questa situazione ne possano trarre vantaggio le reti violente vicine ad Al-Qaeda pronte a radicarsi nel suolo tunisino.

C’è il rischio di una guerra civile in Tunisia?
Non credo che per la Tunisia si delinei il rischio di una guerra civile. È vero, ci sono divisioni nei ranghi dell’élite e il fenomeno della violenza desta preoccupazione, ma c’è una presa di coscienza collettiva sulla necessità di ricorrere alle urne e di condannare l’uso della violenza come strumento di cambiamento. L’assassinio di Chokri Belaid ha provocato uno shock nella società tunisina, ma nessuno ha rivendicato di reagire alla violenza con altra violenza. In Tunisia la cultura della pace è antica e ben radicata, ma quello che molti temono è la presenza di parti invisibili, interne ed esterne, che vogliono far esplodere la situazione attraverso l’assassinio di attivisti e intellettuali. Ed è a questo rischio che le varie forze politiche cercano di reagire, dobbiamo affrontare e vincere contro questi piani

domenica 10 febbraio 2013

Tunisia, dal dolore una nuova speranza?

Nena News : La reazione di massa contro l'assassinio politico ha dimostrato che lo spirito presente durante i giorni della rivoluzione è ancora vivo e che difficilmente potranno vincere i tentativi destabilizzanti di chi spera poter restaurare il vecchio regime o ancor meno, se fosse il caso, una dittatura islamica. Paradossalmente, uccidendo Chokri Belaid e colpendo una delle voci che con più forza chiedeva concreta democrazia e giustizia sociale, il Fronte Popolare ha moltiplicato la propria forza e autorevolezza. C'è da augurarsi che la sua morte serva per una partecipazione attiva del Fronte al processo politico, che servirebbe sia ad allargare il consenso sociale sia a rompere quella logica d'opposizione binaria tra Nahda e Nidaa Tounes che in questi mesi ha avvelenato la vita del paese.

Leggi articolo intero su Nena News Agency | Tunisia, dal dolore una nuova speranza?

sabato 9 febbraio 2013

Tunisia: il colpo di stato democratico?

"Colpo di stato piu democratico, sottile e intelligente nella storia della Tunisia" cosi ha definito un Mohamed Hedi Zaiem, Professore Tunisino dell'Universita di Tunisi in un articolo apparso a poche ore dall'ultim annuncio di Mohamed Jebali, capo del governo, che ha confermato oggi la sua decisione di licenziare i ministri dela Troika e di nominare un governo di tecnocrati parti indipendenti. Promette di non correre alle prossime elezioni e si impegna anche a dimettesi in caso di fallimento dei negoziati.

Ci sono molte tensioni all'interno del partito della troika (Ennahdha - CRP - Takatol) e in particolare nel Ennahdha, ma la proposta di Jebali potrebbe raccogliere consensi tra vari partiti dell'opposizione, e all'interno della stessa Ennahdha. Secondo il prof. Zaiem, anche il partito finirebbe per sostenerla, per nascondere la propria frattura interna.
Oggi, una parte del partito Ennahdha ha organizzato una contro-manifestazione presso Avenue Habib Bourguiba, raccogliendo poche migliaia di persone sul viale (contro il milione e 400,000 di ieri).

Pullman organizzati di sostenitori del partito islamico hanno cantato slogan contro l'RCD (il vecchio partito di Ben Ali) contro la Francia (che nei giorni precedenti aveva espresso preoccupazioni sull'uccisione di Belaid) e hanno lanicato minacce di di reazione violenta a chi dovesse attaccare la la legittimità del partito di governo.

Una prova di forza in gran parte fallita, che ha mostrato la spaccatura interna e la debolezza del partito, di fronte al successo delle forze dell'opposizione.

I tunisini (e non soli) rimangono con il fiato sospeso

venerdì 8 febbraio 2013

La dignita' di un popolo e di una donna

Besma Khalfaoui: E' lei la protagonista di oggi, vedova di Chockri Belaid, uomo politico di opposizione Tunisino ucciso due giorni fa. Era lei alla guida di un corteo di un milione e messo di persone (fonti Ministero interno tunisino) in onore del nuovo eroe e martire della Tunisia. La sua morte ha segnato una svolta, ha solllevato le coscenze di un paese che non ne puo' piu' della lentezza della transizione politica, della violenza politica, del radicalismo religioso. "Il nome di mio marito e ormai stampato su lettere d'oro" ha affermato oggi. Il suo coraggio e la sua sofferenza, vissuta con grande dignita' e orgoglio, e' quello di un popolo oggi raccolto per difendere i valori per cui ha combattuto poco piu di due anni fa. Scesa in piazza il giorno stesso dell'omicidio, e' tornata oggi a lanciare un messaggio pacifico di cambiamento. Ci si aspettava il peggio, ma la Tunisia ci ha sorpreso. A parte qualche tafferuglio, il corteo di oggi e' stato esemplare. Si evitato il peggio di una deriva di violenza che poteva portare a transizioni obbligate in mani a militari, ma e' chiaro che oggi siamo ad una svolta. Come commentava qualcuno sulle reti sociali, oggi si sono celebrati due funerali, quelli di Belaid e quelli della coalizione del governo. In serata il primo ministro rilancia il governo di unita' nazionale, nonostante l’opposizione del suo stesso partito, ovvero Ennahda. Siamo ad un punto di non ritorno. Un passaggi e' obbligato. E la forza della voce di questa donna tuonera' come campanello di allarme che un cambiamento e' necessario

mercoledì 6 febbraio 2013

Tunisia al bivio, ma in quale direzione?

Una sveglia amara questa mattina. Entrare in ufficio e vedere colleghi in lacrime non e' una cosa usuale, eppure e' successo oggi. Non piangono per un parente ucciso, ma piangono per un uomo politico ucciso a colpi di pistola davanti a casa sua. Si tratta di Chokri Belaid, leader di uno dei partiti di opposizione della nuova Tunisia democratica. La Tunisia piange oggi non solo per Chokri Belaid, ma per un paese che si trova oggi minacciato quanto mai da una violenza mirata, qualche mese fa verso ambasciata, poi altri uomini politici, infine oggi un omicidio che vuole mettere a tacere un uomo, che la stera prima, su Nessma TV, lanciava un attacco al prinicipale partito al governo di non agire sulla violenza politica.

Oggi si e' scatenata la piazza, come non vedevamo da tempo, ma si teme una escalation di violenza.  

Stasera in un intervento televisivo, il primo ministro ha annunciato un governo tecnico e elezioni anticipate. Richiama alla calma promettendo di concentrarsi sui veri problemi della Tunisia, la lotta alla discoccupazione, al carovita. Sulla rete c'e' che parla di un deja vu, di un intervento troppo tardivo, come quello di Ben Ali che il 13 Gennaio cerco' di salvare l'insalvabile.

Quello che e' chiaro e' che siamo ad un punto di svolta, in quale direzione non si sa.

giovedì 4 ottobre 2012

Velate o violentate?

..E' il messaggio provocatorio (vedi foto) di una delle centinaia di donne che si son presentate ieri 2 Ottobre a sostegno di Mariam, violentata da 2 poliziotti Tunisini il 3 settembre a Ain Zaighouan e successivamente accusata di atti osceni in luogo pubblico! Per molti, la storia di Mariam, e' il fondo di una rivoluzione fallita, di un ritorno dell'impunita' dell'epoca di Ben Ali, di un governo che non sa piu' controllare il territorio ne le proprie forze dell'ordine (come gia' visto durante l'attacco all'ambasciata e alla scuola americana di qualche settimana fa), come di un'avanzata di un ondata radicale che fa della donna la vittima di un nuovo (anche se molto arcaico) modello di societa dove il moralismo si applica in un unica direzione.

La reazione delle centinaia di attivisti per strade, la campagna di mobilizzazione massiccia sulla rete, il coraggio di una ragazza che non ha avuto peli sulla lingua nel denunciare apertamente i propri aggressori  (incluso in televisione) e rivendicare la propria dignita', e' forse l'atra faccia di un paese che vuole lottare per non rientrare nel baratro dell'inpunita', che vuole proteggere i diritti della donna e che si trova a vivere un passaggio molto delicato di una transizione, che oggi quanto mai rimane incerta.

Come al solito da tristezza il continuo disinteresse del nostro paese a questo passaggio delicato. Mentre ministri francesi esprimono solidarieta' alla donna, persino delle Ucraine scendono in piazza, i pochi 70 kilometri che di separano dalla Tunisia sembrano un gran fossato.

lunedì 24 settembre 2012

Tunisia accesi i riflettori sullo scontro di civilta'

Segnaliamo un articolo interessante di Patrizia Mancini sui recent scontri e il conflitto tra Ennhada e i salafisti. Clicca qui e Buona lettura

domenica 23 settembre 2012

Islam is Peace

Dopo un venerdi un po' teso ma alla lunga piu' calmo del precedente, il Week-end e' stato "tranquillo" a Tunisi. Condividiamo un video che fa riflettere

giovedì 20 settembre 2012

Scuola Americana: rabbia e orgoglio...

...Non si tratta di Oriana Fallaci, ma tutt'altro: una reazione di chi vuole rimboccarsi le maniche e ripartire. Visitare la scuola americana a Tunisi in questi giorni e' come passare attraverso una tempesta emozionale, ad iniziare da un enorme rabbia di fronte a immagini come queste. Si tratta proprio della classe di nostro figlio, prima elementare. Come si vede nulla e' rimasto, materiale didattico all'avanguardia, disegni dei bambini, giochi, lavagne, sedie. Tutto e' andato in fumo. Perche' fare cio' a dei piccoli? A stento si trattengono le lacrime, molti genitori non resistono, come una mamma Tunisina di un ragazzo nostro compagno alla cui tristezza si accompagna la vergogna. Si rivolge a me, quasi per scusarsi "non e' questo l'Islam - mi dice - non e' questa la Tunisia". Ne siamo convinti anche noi.

A pochi passi dalla classe bruciata, c'e' una grande mobilizzazione di genitori accorsi qui per salvare il salvabile, sistemare in fretta. Si gioca infatti una partita importante. La scuola ha lanciato un appello a non scoraggiarsi e a "stand united ". Bisogna ricorstruire rapidamente la scuola. Con orgoglio la comunita' della scuola e dei genitori non vuole permettere ad un gruppo di violenti di alterare la propria quotidianita', negare lo studio ai piccoli. E' una corsa contro il tempo dalla forte valenza emozionale e personale, ma anche politica. E' la voglia di non darsi vinti, di non cedere a chi vuole creare instabilita' nel paese. La scuola riaprira' lunedi prossimo, almeno per le sezioni dei piu grandi (la sezione dei piu piccoli, la piu' danneggata, riaprira' la settimana successiva).
La cosa piu' agghiaggiante e' sapere che l'attacco era stato ben pianificato. Gli aggressori sapevano come tagliare il circuito di telecamere, dove era situato l'ufficio del capo sicurezza e si sono presentati con taniche di cherosene.
Ora la scuola e' circondata da carri armati, pompieri e polizia, ...uno di questi ha dimenticato una pistola incustodita nel campus mentre usufruiva del bagno.
diciamolo chiaramente: ma a chi stiamo affidando le vite dei nostri figli?
Domani e' venerdi', e' stato emanato ufficialmente il divieto a manifestare.... Cosa accadra'?
Possiamo solo dire inshallah la bes (in romanaccio: ke Dio ce la mandi booona)

domenica 16 settembre 2012

Attacco a scuola americana a tunisi : Questa non e' la Tunisia

E' domenica sera, dopo un fine settimana di follia. Nostro figlio non potra' andare a scuola domani. Come spiegare ad un bimbo di 6 anni che la sua classe (in Tunisia) e' stata bruciata a causa di un film amatoriale girato da un egiziano, negli stati uniti? Come spiegargli il perche' migliaia di tunisini hanno assaltato la sua scuola, dato fuoco alla libreria, rubato i computer, danneggiato i suoi disegni, i suoi ricordi, in nome di un Dio, che dovrebbe significare bonta', generosita', amore. Come spiegare questo video?

Ma chi e' questa gente? Non e' certo il popolo accoglente che ci ospita da 5 anni, non sono certo gli stessi tunisini che hanno eroicamente abbattuto un regime dittatoriale ventennale in nome della dignita'. Gli stessi che il 15 gennaio 2011, quando le milizie di Ben Ali impazzavano nel nostro quartiere,  bussavano alla porta, per chiedere se avevamo bisogno di qualcosa. Non sono certo quelli che ci hanno raccontato le loro storie e aiutato a scriverne un libro.

In un momento di rabbia (e oggi ne abbiamo tutti una gran dose), ci chiediamo: Ma dove erano tutti questi eroi? Ma soprattutto dove erano le autorita' tunisine, il suo esercito, la sua polizia in quelle lunghe ore di saccheggio? Dov'era la Tunisia che conosciamo mentre i disegni di bambinii innocenti di 70 nazionalita' andavano in fiamme?

 Ci incoraggia una bellissima lettera aperta di un insegnante tunisina. Ci consola la solidarieta' dei genitori e degli studenti piu' grandi che si sono rimboccati la maniche per riaprire la scuola il piu' presto possibile. E che alcuni residenti tunisini vicini abbiano siano riusciti a recuperare una parte della refurtiva, e a denunciarne i ladri.  La pagina facebook dell'ambasciata US a Tunisi e' inondata da nuovi likes dal popolo tunisino, magra consolazione, ma che va nella direzione opposta di chi voleva alimentare lo spirito anti-US.

E' l'ora del cambiamento.  La Tuinisia deve alzare la voce, differenziarsi e dissociarsi da questi comportamenti criminali. Non a parole ed a posteriori, ma con i fatti!!  Oggi la Tunisia non deve cadere alla trappola di chi vuole far fallire la rivoluzione e vuole che si dica "avete voluto la liberta', ecco gli integralisti islamici". Dalla Tunisia ci si attende una risposta forte che riesca a sanare il "senso di inpunita'" che si vive in queste ore. Ci si attende una folla quanto mai numerosa sulle strade di Avenue Bourghiba.

L'Islam e la Tunisia non sono questo, sono ben altri.
Il paese affronta un momento difficile che richiede coraggio e lucidita'. E' chiaro che dietro quelle migliaia di violenti agitatori. c'e' un disegno, c'e' qualcuno che vuole lo scontro a tutti i livelli. Di fronte a tutto cio dobbiamo essere uniti, noi come loro, contro il radicalismo islamico, cosi come contro lo scontro di civilta'. Oggi come mai non dobbiamo cedere alla semplificazione che tutto l'Islam e' violento, ma dobbiamo avere il coraggio di condannare fermamente  i fatti di venerdi, tutti indistintamente (Tunisini, ed altri), altrimenti sara' il loro disegno a realizzarsi.

 Lunedi ai bimbi sara negata la scuola, sta a noi adulti ricostruirla. Stai a noi ricostruire (non solo con carri armati tardivamente posteggiati all'entrata) la tranquillita' di una societa' e un mondo, basati sul rispetto e la tolleranza.

martedì 25 ottobre 2011

La sorpresa di Hachmi El Hamdi riaccende il dibattiito

Ormai in Tunisia non si parla di altro. Mentre la stampa internazionale non parla altro dell'Islam al governo, la grande sopresa non e' piu' Ennhada, ma Hachmi El Hamdi, originario proprio della citta' di Sidi Bouzaid dove e' scoppiata la rivolta nel dicembre del 2010 che ha portato alla fine del regime di Ben Ali, e proprietario di una catena televisiva londinese El Mostaquella. La sua lista El Aridha avrebbe ottenuto 10 seggi (o oltre) soprattutto al sud e centro del paese, e proprio a Sidi Bousid sua roccaforte elettorale. Contro di lui si e' scatenata la rete e sono pronte accuse di violazioni della legge elettorale(e non sarebbe il solo) tra cui quella di aver fatto campagna elettorale dalla sua stazione televisiva Molti lo definiscono il nuovo Gheddafi, alcuno lo chiamano il nuovo Berlusconi. Lo accusano di esser stato prima islamista, poi pro-Ben Ali. Si e' gia' autoproclamato il nuovo Presidente, e potrebbe -temono in molti - esser l'ago della bilancia che assicurerebbe a Ennhada si avere la maggioranza assoluta. La vignetta di Z mostra il sentimento di molti Tunisini, soprattutto qui a Tunisi. Stay tuned

venerdì 14 ottobre 2011

Tunisia: un triangolo pericoloso

E' emersa oggi la notizia dell'arresto presso El Agba, in un quartiere di Tunisi, di due inidividui di doppia nazionalia' canadese e tunisina, in possesso di armi da fuoco Kalachnikov, munizioni e caluta estera. Finora nulla di nuovo. Non e' la prima volta che le autorita' trovano persone entrate piu' o meno legalmente sul territorio in possesso di armi. In mattinata era anche circolata l'informazione di una sparatoria a La Marsa, nella ricca perferia Nord del paese. Si tratta di spari messi subito a tacere dal pronto intervento delle forze dell'ordine. La giornata e' proseguita con importanti manifestazioni in centro citta' di folle al grido di Allah il grande. Si riporta anche l'attacco alla casa di Karoui, azionario di Nessma. In serata il sito di aljarida ha annunciato che il primo ministro del governo di transizione sarebbe pronto a dare le proprie dimissione, notizia rivelatasi prontamente falsa. Il proprietario del sito Noureddine Ben Ticha, sarebbe un uomo vicino al vecchio regime. Sembra che sia emergendo un pericoloso triangolo tra forze del vecchio regime, che stiano soffiando sul fuoco dell'ondata islamista, per creare caos - un atteggiamento rafforzato dallo spargere di false notizie - e la presenza di armi, di provenienza assai incerta. Si anticipano delle giornate assai calde....

NESSMA, Islam, Italia il gioco si fa duro


Sono bastate poche ore dall'attacco alla emissione NESSMA (canale TV commerciale con partecipazione del gruppo Mediaset), per scatenare un dibatttito, infiammatosi sulla rete sulla portata di un tale gesto. Le iniziali grida di allarme per un attacco di Salafiti e di un duro colpo alla lberta' di espressione, sono stati attenuati da video che mostrano gruppuscolo relativamente inoffensive, che avrebbero montato una protesta, in realta' molto meno violenta di quanto annunciata. Addirittura una parte dell'opinione pubblica ha chiamato ad una possibile manipolazione che favorisce la TV "di Berlusconi" e non fa altro che polarizzare il dibattito, mettendo in discussione l'Islam. Su facebook appaiono messaggi, come quello di Rahib "Ma chi ha detto che NESSMA è stata attaccata per motivi religiosi ?? Oramai in Tunisia qualsiasi cosa legata ad un personaggio del mondo occidentale ( come Berluscono per NESSMa) viene attaccata subito su grida '' al salafita''. Molti cittadini in Tunisia ( fra cui io ) sono in dissacordo con quello che manda in onda l'emittente in quanto influenza negativamente i giovani . Tutto qua, ti piacerebbe avere una televisione tunisina simile a quella italiana ? Dove la moralità e il pudore sono valori sconosciuti ?? Abbiamo una gioventù brillante non la roviniamo come in Italia o in altri paesi". - Dopo la fine della paura di Ben Ali, e' oggi spesso la paura di modelli non certo di successo a spaventare la Tunisia. Mi vengono in mente le parole di un ragazzo Tunisino residente in Italia da anni, alla ci domanda su quali saranno le sorti del paese dopo le elezioni mi rispose "ho paura che la Tunisia con la democrazia diventi come l'Italia" - E' l'immagine di una decadenza culturale e politica di un paese, che - democraticamente - ha eletto e tenuto galla un leader che tutti detestano, ma che non molla la presa, diversamente al presidente Tunisino pronto a cedere il posto a nuovi eletti, un'altra lezione di stile di un paese che si dimostra sempre piu' maturo, nonostante la tenera eta' della sua democrazia del "bel paese" dove servira' un miracolo per scuotere un primo ministro in affanno dalla sua poltrona. Di fronte a tale decadenza nella sponda nord del mediterraneo, di cui Nesmma rappresenta per molti uno specchio pronto a replicare immagini e abitudini (la stessa emittente qualche mese fa aveva mandato in onda uno spot "Forza Tunisia". Ricorda qualcosa?), emerge una spinta a riaffermare valori tradizionali, un Islam senza compromessi. E' la storia delle 53 ragazze che sfidano la legge e le universita' per poter indussare il Niqab (il velo che copre il corpo tranne gli occhi). La polarizzazione doventa sempre piu' forte e a guadagnare sono proprio quelle forze estreme, incluse quelle commerciali che colgono l'occasione storica per convertirsi in "paladini" della liberta', dopo anni di appiattimento e di sostegno al regime. E' un clima che non aiuta l'elettore ancora confuso che tra 10 giorni scegliera' le sorti di un paese ancora al bivio.  Nel frattempo riceviamo un messaggio dell'Unita' di Crisi, ormai inconfondibile, che ci avverte di manifestazioni previste per il Venerdi 14 Ottobre su Avenue Bourghiba (centro citta'), lo stesso giorno in cui a Roma di decide sulla possibile sfiducia di Berlusconi. Stay tuned.

lunedì 10 ottobre 2011

dai quotidiani italiani

Gli attacchi degli islamisti in Tunisia
da "il Post" del 9 Ottobre 2011

«A due settimane dalle prime elezioni dopo Ben Ali aumentano gli assalti degli estremisti: oggi è stata attaccata una tv che aveva trasmesso Persepolis»


A due settimane dalle prime elezioni libere dopo la caduta di Ben Ali, gli estremisti islamici agitano la Tunisia. Ieri mattina un gruppo di islamisti ha fatto irruzione nell’università di Susa, a 150 chilometri a sud della capitale Tunisi, dopo che una studentessa non era stata ammessa perché indossava il niqab, il velo totale delle donne musulmane che copre tutto il corpo a eccezione degli occhi. Poche ore dopo circa 200 estremisti sono entrati nell’edificio, minacciando i professori ed esponendo cartelli contro il divieto del velo totale deciso dal ministero tunisino dell’istruzione all’inizio dell’anno accademico. In serata circa duecento donne tunisine, venute a sapere delle aggressioni di Susa su Facebook, sono scese in strada nella periferia di El Menzah, una città della Tunisia, per protestare contro il raid degli estremisti.
La tensione è tornata a salire nella giornata di oggi, quando centinaia di islamisti sono tornati a protestare all’università di Tunisi contro il divieto del niqab negli atenei, per poi spostarsi a nord della città, nel quartiere popolare di Jebel El Ahmar, dove hanno attaccato la polizia in tenuta antisommossa con pietre, coltelli e bastoni al grido di “Allahu akbar” (“Allah è grande”). Testimoni riferiscono di poliziotti in fuga dai manifestanti, che in seguito sarebbero stati comunque dispersi.
Le violenze, tuttavia, sono proseguite. Sempre oggi un gruppo di circa trecento salafiti ha attaccato a Tunisi la tv privata Nessma (di cui tra l’altro è azionista anche Mediaset). Dopo aver minacciato di morte editori e giornalisti, gli estremisti hanno tentato, senza successo, di dar fuoco agli studi televisivi, prima di essere respinti dalla polizia. L’attacco dei salafiti è scaturito dalla recente messa in onda di Persepolis, il film di animazione di Marjane Satrapi ispirato al suo omonimo graphic novel. Il film racconta, attraverso gli occhi di una bambina, gli ultimi giorni dello scià iraniano prima della rivoluzione dell’ayatollah Khomeini. «Subito dopo la messa in onda del film, abbiamo ricevuto minacce di morte su Facebook», ha dichiarato il presidente di Nessma, Nebil Karoui.
L’attacco di Nessma ha ricordato un episodio di violenza molto simile, accaduto lo scorso giugno, quando un gruppo di salafiti attaccò un cinema di Tunisi per aver proiettato il film Ni Dieu, Ni Maitre (“Nessun dio, nessun maestro”) della regista franco-tunisina Nadia El Fani, una pellicola molto critica nei confronti delle fazioni più estreme e politicizzate dell’Islam. Nel febbraio scorso, invece, a poche settimane dalla caduta di Ben Ali, decine di islamisti avevano provato a dare fuoco a un quartiere di Tunisi famoso per i suoi bordelli che, secondo gli estremisti, «devono essere tutti chiusi, perché le donne in Tunisia non possono essere trattate come divinità».
Nelle elezioni del 23 ottobre, le prime della Tunisia liberata nove mesi fa dal regime di Ben Ali, si voterà per eleggere l’Assemblea costituente, che sarà incaricata di redigere una nuova Costituzione. Secondo gli ultimi sondaggi, tra le ottanta liste iscritte, il partito islamista Ennahda dovrebbe ottenere il maggior numero di voti. Come in seguito all’attacco alla tv Nessma, i vertici di Ennahda hanno spesso preso le distanze da simili episodi violenti, dichiarando di voler applicare i principi islamici con “la giusta moderazione”. Tuttavia, come nel caso del film di Nadia El Fani, secondo Ennahda alcuni attacchi degli estremisti vengono scatenati “da alcune provocazioni contro l’Islam”.
Per leggere l'articolo clicca: QUI

sabato 16 luglio 2011

Miltanza femminista nel mondo arabo

Vi riportamo un articolo interessante dei nostri membri "onorari" degli Italiani di Cartagine cliccando qui

venerdì 22 aprile 2011

Chador, Burkha difesa o liberta'?

Non si parla d'altro a Tunisi e nel paese: il ritorno degli islamisti. Una collega che insegna a Kairouan l'atro giorno e' tornata shockkata (si scrive cosi?). Agli esami si sono presentati per la prima volta donne in Burkha, che copre il corpo intero. Aveva difficolta' ad identificarle. "Come faccio a sapere che non sia un uomo?" si e' chiesta "e se sotto il burkha avesse degli appunti?". Ha chiesto di alzare il velo, alemno per i suoi occhi. Mi racconta che il 90% delle sue studentesse portano almeno il velo, un 10% in Burkha. Ha paura! Lei, ragazza di 37 anni, sposata per la seconda volta. Il primo marito l'aveva obbligata a coprirsi la testa per gelosia, poco dopo il matrimonio. Dopo vari anni, riusci a liberarsi del suo giogo e risposarsi. Per lei il velo e' un ricordo di un'imposizione. Nel frattempo un altra collega ci racconta discretamente la sua scelta di iniziare a protarlo. "Prima se mi mettevo anche solo il velo, venivo spesso portata in questura per interrogazioni". Capelli splendidi, biodna, e' non e' comune in Tunisia, il suo passaggio attirava attenzioni ovunque nelle strade...e anche commenti spesso osceni da alcuni ragazzi maleducati. Il velo come protezione e difesa?